Toccato: da tutto ciò che mi circonda

Gli eroi son tutti giovani e belli
La domanda di Phoebe
Impazzito dalla risposta del giovane Holden
Toccato: da tutto ciò che mi circonda

 

Sono nato negli anni ’60, iniziato e finito le scuole dell’obbligo negli anni ’70, contaminato dagli anni ’80, maturato (?) negli anni ’90. La seconda guerra mondiale era da poco finita. La parola sinistra aveva un significato chiaro e preciso, così come la parola destra. Nasceva il movimento hippie dei figli dei fiori. Quattro ragazzini di Liverpool hanno svegliato il mondo. Il ’68 ha infiammato una generazione. Internet non esisteva. Mio padre aveva la cinquecento, mio nonno il motorino, il mio bisnonno la bicicletta.

Il mio regno: il cortile. Bastava un urlo – il nostro segnale – e lì ci ritrovavamo: nascondino, palla avvelenata, mosca cieca, le belle statuine, strega comanda colore, il gioco della bottiglia… potrei continuare ma penso che possa bastare. Quasi mai giocavo da solo. Quando proprio ero da solo. Quando tornavo a casa da scuola, alle elementari, mi vedevo Stanlio e Ollio. La TV era in bianco nero e c’era un unico canale: RAI 1. O forse anche RAI 2…  non cambia poi tanto. La guardavo soprattutto di sera. Da piccolo fino al carosello e poi a letto. Poi i primi film. Un solo film da scegliere. Ma mi bastava. Dopo essermi sfinito in cortile, quell’ora e mezzo era un dono. Non posso dire che il cinema nacque allora. Quindi, non lo dico. Ma dal convento RAI passava di tutto: Charlie Chaplin, Buster Keaton, Vittorio De Sica, Antonioni, Hitchcock… Classici di venti, trent’anni prima. Ma anche gli Western, le commedie italiane con Walter Chiari, Tognazzi, Gassman, Sordi… Provo a spiegarvi l’emozione che ho provato nel vedere, per la prima volta, la scena finale di Luci della città di Charlie Chaplin. Quando la fioraia che aveva riacquistato la vista fa l’elemosina ad un vagabondo e dal tocco delle loro mani riconosce il suo benefattore. Ma mi rendo conto che… descritto così non rende. Fa niente.

Tuttavia; è da quel tocco di mano che è iniziata la mia passione per il cinema.

In quei momenti non ero consapevole del culo che ho avuto ad aver vissuto proprio quegli anni. Perché non è la stessa cosa vedere capolavori come Fronte del porto, La strada, I sette samurai, Gioventù bruciata, La donna che visse due volte, La grande fuga, Il buono il brutto il cattivo, Arancia meccanica, Frankenstein Junior, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Taxi driver, Apocalypse now, Blade runner, C’era una volta in America, Blues Brother… nel loro momento, in quel contesto storico in cui sono nati, rispetto a chi li vede per la prima volta venti o trent’anni dopo.

È sempre così del resto, quando si vive un’esperienza non ci si fa caso. Si dà per scontato. Ma allora tante cose nascevano, o sarebbero nate a breve.

In molti, i più giovani, potrebbero obiettare che la vita è una ruota che gira e che in ogni epoca in cui si vive capita tutto ciò. Ma io non la penso proprio così. In quegli anni c’è stata una vera rivoluzione sociale, culturale ed artistica. Ci vogliono le condizioni giuste perché ciò succeda. Prendiamo il movimento dei cantautori italiani degli anni ’70. È stato un nuovo inizio. Canzoni che non sono solo canzonette, ma denunce, poesia. Non dico che oggi giorno non ci siano autori validi, originali. Ma non mi sembra che nel nuovo millennio si possa parlare di una nuova rivoluzione culturale.
Se poi lo dice anche Guccini… : La musica di Dylan si riallaccia alla tradizione: i Woody Guthrie o Hank Williams. Pezzi che parlano di persone, che affondano nel sociale. Quelle di Bob non sono mai state canzonette ma sensazioni, idee, segni del tempo. È difficile inserirsi in questo mestiere dopo episodi tanto alti. Faccio un esempio: immediatamente dopo il Dolce Stil Novo non c’è stata una poesia di quel livello. È stato necessario aspettare che maturassero le cose. (dall’articolo del QUOTIDIANO.NET Bob Dylan e Dario Fo, Guccini: anche questa è letteratura, di Claudio Cumani).

I libri sono venuti dopo. Nel mio cortile non avevo tempo di leggere. Non ero micca matto. Quando si vive così intensamente la propria vita da non aver tempo di fermarsi, fino al punto che anche il semplice pranzo è un intralcio alla pienezza dei giochi, è già un miracolo l’essermi avvicinato ad una di forma d’arte: il cinema.

Ma la vita, purtroppo, non può essere per sempre così intensa. Così piena di senso. Allora pensavo che sarei rimasto per sempre a rincorrere in cortile i miei amici, un pallone. Con le scuole superiori, molto più velocemente di quanto ero preparato, il gruppo di amici sono scomparsi. È da questa solitudine improvvisa che, oltre ad appassionarmi sempre di più al cinema, ho incominciato ad ascoltare musica e a leggere. Perché la vita – a mano a mano che passano gli anni – non basta più. È meno divertente. Più monotona. Anche la vitalità, del resto, non è la stessa di quando ci si accontentava di dare un calcio ad un sasso.

Per tutto ciò, un buon libro, un bel film o una bella canzone diventano con gli anni così importanti: amici con cui possiamo vivere mille altre vite, sognare, viaggiare, emozionarci. E non mi riferisco solamente a capolavori, quelli sono eccezioni, in una vita possono essere, che so… una trentina. Compresi i miei bambini. Parlo di cose apparentemente piccole, di tutto ciò che mi ha in qualche maniera toccato. Perché anche una canzoncina stupida, una sciocca commedia può toccarti.

Non so prendete per caso Tutto può succedere con Diane Keaton e Jack Nicholson. Il film è bello, ma non è certo un capolavoro. Ma questa botta e risposta tra i due mentre fanno l’amore, non me lo tolgo più da addosso:
Usi qualche precauzione? Menopausa. Accidenti che fortuna. 

Così come è da dieci e lode la risposta che dà De Niro al vecchio amico d’infanzia, in C’era una volta in America:
Cosa hai fatto in tutti questi anni, Noodles?
Sono andato a letto presto.

O la frase mitica di Guccini della Locomotiva: Gli eroi son tutti giovani e belli.

O Vasco Rossi in Stupido Hotelfarsi la barba o uccidere che differenza c’è. Di una sintesi e di una crudezza che mi fa venire in mente Delitto e Castigo, ma anche i Soliti Sospetti nella scena in cui Klausen Sosa uccide la sua famiglia.

E Francesco De Gregori in Rimmel: E qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure, ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo, la mia faccia sovrapporla a quella di chi sa chi altro….

Per non parlare della scena finale di Nuovo cinema Paradiso. Quando Totò, il protagonista, divenuto un famoso regista cinematografico, si vede, per la prima volta e dopo quarant’anni, tutte le scene dei film, censurate dal parroco del suo paesino perché considerate pornografiche. Quasi tutti baci che, il suo amico e maestro Alfredo, aveva riunito e raccolto in una pellicola per lui.

E ancora, la risposta che diede Novecento all’amico trombettista quando gli chiese cosa avesse visto, quella volta che si era deciso a scendere dalla nave, per farlo desistere. Lui che era nato e vissuto sempre e solo su quella nave. Camminava sulla scaletta in direzione Terra… poi a metà discesa si blocca e rimane immobile, per un’eternità, guardando davanti a sé. Infine si rigira e torna sulla nave. Per restarci per sempre:

Non è quel che vidi che mi fermò. È quel che non vidi. Puoi capirlo, fratello? è quel che non vidi lo cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne… C’era tutto. Ma non c’era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo. Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi. Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita. Se quella tastiera è infinita, allora, su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una. A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo… che nemmeno sai dove finisce. E quanto ce n’è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla… Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato così. La terra, quella è una nave, troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. (da Novecento di Alessandro Baricco, pubblicato da Feltrinelli nel 1994).

Infine la domanda di Phoebela sorellina del giovane Holden, che ha solo dieci anni, ma dimostra di essere più matura del fratello:

Il problema è che a te non piace niente… dimmi una cosa che ti piace? …  E il fratello, dopo un po’, risponde che gli piaceva quel momento, parlare con lei in quel momento. E allora Phoebe a ribattere che quella non è una vera cosa. Dimmi qualcos’altro, dimmi che cosa ti piacerebbe essere. Come uno scienziato. O un avvocato o qualcos’altro… E a Holden non gli viene in mente niente, perché non c’è niente che gli piacerebbe veramente fare nella vita. Poi invece pensa a quella poesia di Robert Burns (Se scendi tra i campi di Segale, e ti viene incontro qualcuno) e allora dice: Ad ogni modo mi immagino sempre tutti questi ragazzi che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini e intorno non c’è nessun altro, nessuno grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltare fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore della segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia. (da Il giovane Holden di J.D. Salinger romanzo del 1951).

Quindi Holden, tra tutti i lavori che vorrebbe fare in tutta la sua stramaledetta vita, vorrebbe non far altro che prendere al volo tutti i bambini che stanno per cadere dal burrone della collina: sarebbe l’acchiappatore nella segale.
E anch’io sono impazzito dalla risposta del giovane Holden. Non so spiegarvelo, ma è così.

Mi fa talmente impazzire che mi è venuta voglia di fare un Blog. Per scrivere proprio di questo. E in questo stramaledetto momento, mi è venuto di fermarmi di scrivere… sono entrato su Google – perché adesso l’hanno inventato – ed ho cliccato: Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno. E succede che per prima cosa esce una canzone di Guccini: La Collina. Sì proprio Guccini. E Guccini è il mio preferito, ma io questa cosa proprio non lo sapevo. L’ho scoperta in questo momento, in cui scrivo. Ho preso una pausa ed ho ascoltato la canzone. Sì, l’avevo già sentita… ma non me la ricordavo. Il ritornello forse… Non fa niente. Non è questo il punto. Solo che apprendere che il maestrone ha scritto una canzone su uno dei miei libri preferiti. No, di più. Ha scritto una canzone sulla pagina che più di tutte mi piace del libro. Forse è per questo che adoro Guccini e mi è piaciuto da impazzire il libro di Salinger. O forse è per questo che adoro il giovane Holden e mi sono piaciute le canzoni di Guccini.

Comunque, mi sa che la sto facendo un po’ troppo lunga.  È ora che chiuda l’articolo, ma per farlo ritorno al titolo.

Gli eroi son tutti giovani e belli
La domanda di Phoebe
Impazzito dalla risposta del giovane Holden
Toccato: da tutto ciò che mi circonda

Qualcuno di Voi potrebbe, se mai leggesse tutto ciò, obiettare: che cavolo di titolo è? I più sicuramente non avevano nemmeno inteso che queste quattro frasi, così male assortite, fossero IL TITOLO. Tuttavia. Non fa niente, adesso lo sapete.

Non so se conoscete il film di Frank Capra – La vita è una cosa meravigliosa – che ho visto per la prima volta su RAIUNO, naturalmente in bianco e nero. Con l’angelo custode che mostra a George (James Stewart) – per dissuaderlo dal suicidarsi –  come sarebbe stata la vita dei suoi cari se lui non fosse mai esistito e quindi non lo avessero mai conosciuto. Sarebbe stata diversa. Perché senza volerlo ognuno di noi interferisce, con la vita delle persone che conosce e che frequenta, cambiandogliela irrimediabilmente. Perché siamo ciò che siamo, nel bene e nel male, grazie a tutte le esperienze che viviamo: le persone che conosciamo, i luoghi che visitiamo, i libri che leggiamo, le canzoni che ascoltiamo, i film che vediamo.

E allora quando chiacchiero, mi capita di usare tutto ciò che mi ha contaminato – Toccato: da tutto ciò che mi circonda –  come un linguaggio comune.

E se domando: Come sono gli eroi? mi aspetto che mi rispondano: Gli eroi sono tutti giovani e belli, e non di mezza età, come mi sono sentito dire.

E se al lavoro dico al responsabile del personale: Coprimi di soldi, coprimi di soldi, coprimi di soldi, mi aspetto una sua risata e non che mi guardi stralunato. (citazione del film Jerry Maguire del 1996, diretto da Cameron Crowe, con Tom Cruise, Cuba Gooding Jr. e Renée Zellweger)

E se vi faccio una domanda stupida, ripetendo magari un qualsiasi soggetto di cui si sta parlando; tipo… cosa dice la commessa? tua zia? la gatta? Il monte Cimone? la racchetta da tennis? una piastrella? la Skoda, Riccardo Fogli? Mi rispondiate che dice…

Comprami,
Io sono in vendita
E non mi credere irraggiungibile
Ma un po’ d’amore, un attimo,
Un uomo semplice
Una parola, un gesto, una poesia,
Mi basta per venir via. (
dalla canzone Comprami di Viola Valentino del 1979)

E quello che proprio non digerisco è che quando si parla di un film conosciuto ci sia sempre qualcuno che ti dice di non averlo capito. Che di solito, quando ti dicono così, è il caso di un film in cui davvero non c’è niente da capire: Come si fa a non capire Million dollar Baby.

 

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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16 pensieri riguardo “Toccato: da tutto ciò che mi circonda

  1. Ciao Roberto , mi fa’ tanto piacere sentirti e leggere le tue brevi recensioni sui libri letti , film o canzoni . Avevo voglia di chiamarti a proposito di amicizia…. e di passare una serata in compagnia di amici del cortile accanto o della strada e di rivivere insieme alcuni momenti belli e spensierati della nostra infanzia. Ti chiamo …

  2. Accidenti quante cose!!!! Non ci si pensa…. o non ci si sofferma…… Corre tutto troppo in fretta e ci dimentichiamo delle piccole cose che in fondo ci fanno felici. Un saluto. A presto. Paola

  3. …e di desieri ce n’erano anche qui ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa.
    Quanti disegni ho visto tra le tue righe…quanti ricordi ho ascoltato tra le tue parole…
    Marcello

  4. Non é facile fare un commento che non sia banale o scontato,io a differenza di altri non sono stupito di vedere le tue recensioni e captare i tuoi messaggi.
    Chi ha avuto la possibilità di seguirti e vederti nel tempo e ha accesso ai tuoi pensieri e parole coglie con chiarezza la ricchezza del tuo animo.
    Una cosa che mi ha emozionato più di tutto? Lo scambio di Amore fra te e tua Figlia, vero e unico come nessun libro o Film può trasmettere.
    Ti lascio con una frase che non ha mai capito nessuno ma che nasconde la risposta al vero mistero della vita :
    “Di fronte alla domanda se siamo sicuri che Dio c è io rispondo sempre che non si spiegherebbe il Vento”

    Ciao Robby

    1. Beh… che dire, di certo non hai fatto un commento banale. E poi sei andato diritto al fulcro della questione. Toccato: da tutto ciò che mi circonda?… e cos’è che “tocca”, emoziona più dei figli. Per certe cose – come questa – le parole non servono… l’amore per un figlio? Non si può raccontarlo…è amore. Punto.

  5. ottima idea quella del blog, devo dire che mi hai fatto fare un bellissimo tuffo nel passato, anche se non hai citato i bellissimi fumetti marvel, anche li c’era un mondo fantastico da esplorare .
    comunque grazie.

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