Autori con frasi che spaccano e autori che non…

Ci sono autori che non ci riesci proprio a non trascrivere le loro frasi. Quella parola proprio lì dove deve essere, quel pensiero, quel paragrafo…. È un piacere dell’intelletto: spacca. E ti segni le frasi per riconoscenza, per ricordarle, per impossessartene. Il libro poi è anche bello. Ma quella frase…

Vi faccio un nome, uno soltanto, di un autore che per me, più di tutti, ha questo dono. Che mentre leggo mi costringe ad avere, a portata di mano, taccuino e penna pronta per l’uso: Margaret Mazzantini. Leggete Venuto al mondo, se non lo avete già fatto, e capirete cosa voglio dire. Io nel mio piccolo ve ne avevo già parlato e bene. Tuttavia. Quante volte è capitato di leggere critiche di autorevoli professionisti, sulla stessa opera, contrastanti tra di loro. Beh… forse non è questo il caso. Probabilmente questo romanzo è un eccezione che ha unito anche la critica. Non importa. Quello che voglio dire è molto semplice. Prendete un altro libro. Uno qualsiasi. È più che normale che, chiunque lo legga, ne abbia un giudizio complessivo diverso. Potrebbe trovarlo interessante o noioso. Potrà piacere di più o di meno.
Viceversa ci sono frasi che, indipendentemente dal giudizio finale del libro, sono indiscutibilmente belle.
Vi faccio un esempio:

Temevo che prima o poi il bivacco quotidiano, quel masticamento di cose sempre uguali, avrebbe corrotto anche noi, e che un giorno il disincanto avrebbe fatto capolino tra le lame delle persiane, insieme a una di quelle giornate di maltempo e di smog. Ognuno dei due avrebbe ricominciato a pensare a se stesso, ai propri problemi, svincolato dall’altro. Anche su di noi sarebbe sceso quel velo opaco che ammanta le coppie dopo un po’, quando finisce l’illusione e con essa la benigna cecità che scolora i difetti dell’altro.

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Torniamo a letto. Questa notte passerà goccia a goccia. Diego mi tocca un capezzolo, piccolo e scuro come un chiodo. Tocca la nostalgia che avrà di me.

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Mi avvicinai ai suoi capelli, alla carne del suo collo… respirai un odore di legno aromatico, di palissandro, di cedro.  Mentre mangia la scavo con gli occhi… è molto vicina a me, c’è la luce inclemente del giorno… cerco qualcosa di macero, un piccolo guasto nascosto. Invece è bella, ha un ovale perfetto, e un gonfiore naturale sotto gli occhi, nella pelle trasparente come acqua. Una stanchezza che la rende sensuale, stropicciai quella bellezza. Anche lei mi guarda, guarda le briciole sulla mia bocca, l’anello che ho al dito. Parliamo un po’.
 “Quanti anni hai?”
“Ventidue.”
Speravo fosse un po’ più grande. Mi guardo intorno… una donna di mezza età parla e fuma stringendo il pacchetto delle sigarette nella mano libera, come se stringesse il suo stesso respiro. In fondo c’è una porta, quella del bagno forse. Di colpo penso che dovrei andarmene adesso, alzarmi fingendo di andare in quel bagno e invece uscire, allontanarmi da questa pecora, da queste occhiaie che sembrano petali gonfi.

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Naturalmente sono di Venuto al mondo. Per me spaccano. Se a voi no, non fa niente. Magari non capite cosa ci trovo… e per me, invece, non c’è niente da capire

Venuto al mondo

di Margaret Mazzantini. Edizioni Mondadori

Letto a luglio del 2009.

Non vi farò un riassunto di questo capolavoro. Non è lo scopo di questo articolo, e poi sono più che sufficienti le parole del libro stesso.

Una cosa mi sento di dire è questa: ci sono pagine scorrevoli e dolcissime come la grande storia d’amore tra Emma e Diego, la descrizione del loro incontro, del loro inizio, si leggono che è un piacere. Ma poi vengono temi che sono più complessi: un bisogno ossessivo di maternità, la guerra… E queste sono pagine più complicate, più pese. Pagine che vi potrebbero far desistere dal continuare… ma datatemi retta: non fatevi scoraggiare.

Invece della trama farò un’altra cosa. Vi propongo una canzone, una soltanto, da ascoltare alla fine del romanzo. Una sorta di colonna sonora del romanzo.

Ho scelto Farewell di Francesco Guccini, dell’album Parnassius Guccini del 1993. Il perché è semplicissimo. Anche questa è una bellissima storia d’amore. E poi la strofa finale della canzone mi ricorda un sacco la frase del libro che più di tutte preferisco. Emma e Diego si amano e si sono da poco messi insieme. Tuttavia Emma teme l’irreparabile, che: prima o poi il bivacco quotidiano, quel masticamento di cose sempre uguali, avrebbe corrotto anche noi, e che un giorno il disincanto […] Anche su di noi sarebbe sceso quel velo opaco che ammanta le coppie dopo un po’, quando finisce l’illusione e con essa la benigna cecità che scolora i difetti dell’altro (frase che, tra l’altro, avevo già trascritta).

Questa la strofa finale di Farewell di Francesco Guccini;

Ma ogni storia la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni
impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.
“The Triangle tingles”… farewell, non pensarci e perdonami
se ti ho portato via un poco d’estate con qualcosa di fragile come le
storie passate.
Forse un tempo poteva commuoverti ma ora è inutile credo, perché
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me.
 

Beh… che belle!

  Voto – sia del romanzo che della canzone – : 5/5

 

Cliccando QUI, potete sentire la canzone.

 

Viceversa, e continuo l’articolo, ci sono autori che anche ad impegnarmi non trovo nulla da trascrivere. Qualcosa magari scrivo. Ma quando lo rileggo non rende. Lo cancello. Tuttavia i loro libri mi piacciono molto, dall’inizio alla fine.

È il caso di scrittori famosi, del calibro di Nicolò Ammaniti: Io non ho paura, Ti prendo e ti porto via, Come Dio comanda. Nick Hornby: Febbre a 90°, Alta fedeltà, Un ragazzo, Non buttiamoci giù. Jonathan Tropper: Tutto può cambiare, Portami a casa, Voltati e sorridi. David Nicholls è uno di questi: Un giorno, Una botta di fortuna. Le domande di Brian. Noi.

Un giorno

di David Nicholls. Edizioni Neri Pozza

Letto a luglio 2010.

… ma l’effetto della droga è davvero svanito e quello che un attimo prima era un massaggio rilassante adesso è diventato una gragnuola di colpi e pugni, e quando lui alza lo sguardo il visino di Tara è una maschera tesa e minacciosa, la bocca troppo spalancata, gli occhi troppo sgranati, una specie di orrendo e minuscolo mammifero glabro. Si rende conto che è più vecchia di quanto non pensasse – santiddio, deve avere tipo 38 anni – e ha una specie di pasta bianca fra i denti, tipo malta, e Dexter non riesce più ad arginare il terrore del domani che adesso gli striscia lungo la schiena dorsale: paura, orrore, vergogna che si manifestano con un sudore appiccicaticcio, di origine chimica.

Voto: 4/5

 

Una botta di fortuna

di David Nicholls. Edizioni La Feltrinelli

Letto nell’agosto 2010

“Vuoi sapere perché io e John abbiamo litigato?”
“Solo se ti va di dirmelo”.
“Okay, ci stiamo preparando per la festa e abbiamo, insomma, appena fatto l’amore; sta andando tutto bene, lui è lì sdraiato, e a un certo punto si sporge verso di me, mi guarda con la sua espressione romantica da tonto un po’ stitico e mi dice … “(Nora tradì un piccolo brivido.) “Mi dice che sono il vento dietro le sue ali,”
“Ah.”
“… Come se dovesse farmi piacere, come se essere il vento di qualcuno fosse l’esaurimento di chissà quale ambizione

Voto: 3/5

Quindi?

A parte che qualcosa di Nicholls, come avete letto, l’ho poi trascritto.
A parte che questo è senz’altro l’articolo più incasinato del blog, almeno fino ad oggi, ho pensato che fosse cosa buona e giusta rendervi partecipi!

 

 

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Sono nato a Modena nel 1964 e vivo in un paese che è parte dell’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico. Da 35 anni faccio piastrelle. Mi occupo di ricerca. Crescere, crescere, crescere: non esistono altri obbiettivi. Ogni anno è una sfida. Sposato con due figli, da quattro anni scrivo su questo blog. Ma fin dal primo articolo ho capito che recensire un libro, un film o una canzone non è che un pretesto per raccontarmi: pensieri, passioni, desideri. Ricordi. Il vero scopo è fermare il tempo. Trattenere il più possibile istanti di felicità.

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4 pensieri riguardo “Autori con frasi che spaccano e autori che non…

  1. Geniale sostituire alcune frasi di “Venuto al mondo” con “solo” delle canzoni (e che canzoni…). Se avessi dovuto inserire tutte quelle belle avresti dovuto copiare il libro. E’ tutto molto bello e per chi, come te che l’hai insegnato a me, ama leggere le parole diventano un’ancora di salvezza, un riparo. Questo è il mio messaggio per te: Tu mi ripari. Per sempre.

    “Culodritto, cosa vuoi che ti dica? Solo che costa sempre fatica
    e che il vivere è sempre quello, ma è storia antica, Culodritto…
    dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto
    per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto;
    vola, vola tu, dov’ io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
    e dove è ancora tutto, o quasi tutto…
    vola, vola tu, dov’ io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
    e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare…”

  2. Ciao io non riporto frasi del libro che ritengo davvero il più bel libro che io abbia mai letto, non tanto per come è scritto, ma perché i ricordi dei personaggi, ti rimangono per sempre in mente, ritrovi i loro pensieri, le loro azioni, i loro desideri nel tuo quotidiano.
    Penso che questo sia un po’ il senso dello scrivere cioè quello di arricchire le vite dei lettori attraverso vi personaggi che diventano parte dei tuoi ricordi, quindi parte di te.
    Grazie
    Anche per me il voto è 5/5 🙂
    Morena

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