Hanno tutti ragione. L’uomo in più

Hanno tutti ragione

di Paolo Sorrentino. Edizioni Feltrinelli (2010)

È la storia di Tony Pagoda famoso cantante napoletano di musica leggera, che dopo aver raggiunto l’apice del successo si ritrova ad affrontare il suo declino di artista e di uomo. Un uomo cinico essenzialmente debole che vive dei suoi vizi, che mal sopporta tutto e tutti. Sorrentino, con un linguaggio crudo ma ironico, sceglie di far parlare Tony in prima persona. Ne vengono fuori monologhi di un cinismo spietato, perfino cattivi, argomentati con una lucidità e una capacità di convincimento tale da risultare verità assolute. Verità che più che un cocainomane avrebbe potuto dirle un filosofo o un sociologo.

E alla fine del libro a Tony Pagoda gli si vuol bene, perché fondamentalmente è un personaggio vero e sincero; pieno di umanità. Un uomo solo che vive del ricordo di Beatrice: l’unica donna che abbia veramente amato.

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Niente, io sono uno di quelli che, per ingordi di etichette deficienti, viene definito “un cantante da night”. Però io non sono un’etichetta. io sono un uomo.
Ma che dire, col senno di poi, non era meglio essere un’etichetta?

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 Da quel giorno, tutte le volte che il sole si abbassa e si fa notte, aspetto una risposta da me stesso o da qualcun altro. Tutti i giorni. Sistematicamente non arriva. Perché è infinita la commedia delle domande. E striminzita quelle delle risposte.

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 Uno arriva nella piazzetta medievale di Ascoli Piceno e dice: “Bella”. Bugie per inerzia. A me non fa né caldo né freddo. L’Italia è un paesello monotono. E Il Medioevo mi ha rotto le palle. Le piazze tutte uguali, le vie tutte uguali e i portici di queste cittadine maledette, non li distingui uno dall’altro, ci passi sotto e non vedi cosa accade fuori, si fa la passeggiata e a me mi acchiappa la claustrofobia. Ma cosa accade fuori. Probabilmente niente.
E poi i musei civici che espongono chissà quali cretinate, mi rattristano fino a spingermi al suicidio. Poche cose mi rattristano più del museo civico di una città del cazzo dell’Italia centrale, a ben pensarci. E questi sindaci di quart’ordine che ti accolgono con la bava alla bocca, mi lasciano indifferenti, tutti fatti con lo stampino, badano alla loro fama locale, poi nel tempo libero fanno i veterinari, i medici, i direttori di oscure filiali di banca, hanno sempre due figli piccoli e la cravatta sbagliata, ma dico io, per voi non è meglio morire?

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”Per dolce ci sta la zuppa inglese oppure una cosa esotica, ermetica: il creme caramel”
“Ma che cazzo è?” chiede mio padre quasi incazzato, impaurito dalla vita che verrà. “Il creme caramel?” dice il cameriere orgoglioso è la rivoluzione… Perché si credeva che una roba francese fosse sempre una rivoluzione. In effetti la decadenza del mondo non è forse cominciata a partire da quel cazzo di creme caramel? Poi saremmo precipitati nel risotto allo champagne, inghiottiti dalla pennette alla vodka, consegnandoci al fallimento lucido lineare.

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Hanno tutti ragione, terzo classificato al Premio Strega del 2010.

Voto: 3/5

Io, Sorrentino l’ho scoperto con Le conseguenze dell’amore (2004): 5 David di Donatello (miglior film, regista, sceneggiatura, attore protagonista e direttore della fotografia) e 3 Nastri d’Argento (migliore attore protagonista, attore non protagonista e direttore della fotografia). Per me è stato finalmente qualcosa di nuovo, di bello. Da allora seguo tutti i lavori di Sorrentino, con grosse aspettative fino ad ora mai deluse. Una delle sue peculiarità è l’originalità: ogni sua opera diversa dalle precedenti.

Da Le conseguenze dell’amore a L’uomo in più – suo primo film – il mio passo è stato breve.

E ancora: Hanno tutti ragione (adesso ve lo posso dire) si  ispira proprio al cantante melodico napoletano interpretato da Toni Servillo in L’uomo in più.

L’uomo in più (2001)

scritto e diretto da Paolo Sorrentino, con Toni Servillo e Andrea Renzi

L’uomo in più è suddiviso in due racconti del tutto autonomi e che poi s’intrecceranno sull’idea dell’omonimia. I due protagonisti si chiamano entrambi Antonio Pisapia. Il primo è un calciatore alla fine della sua carriera, il secondo detto “Tony” Pisapia è il nostro Pagoda (eh già… Sorrentino nel libro gli ha cambiato il cognome): cantante cinico, spavaldo, egocentrico… I due non potrebbero essere più diversi. Antonio calciatore è timido, chiuso, fondamentalmente ingenuo e triste. Mentre Tony… già lo conosciamo.
Questo primo film di Sorrentino è il mio preferito. Quello più leggero, semplicemente una bella storia e, per certi aspetti, il meno costruito. Non fraintendetemi, non voglio dire che i lavori successivi di Sorrentino siano meno sinceri, ma di certo si è concentrato sempre di più sul dettaglio; le immagini, la fotografia, le luci… e meno – a mio parere –  sulla sceneggiatura.
Il film parla del fallimento di entrambi i protagonisti, come professionisti e come uomini. Il fatto che Sorrentino abbia scelto il calcio e la musica, che tanto appassionano, come contesti per raccontare di loro, è più che azzeccata. Film sul calcio che – tra parentesi – se ne sono realizzati pochi e non sempre all’altezza. Saranno proprio queste due professioni, all’apparenza leggere, la cornice in cui si svilupperà il fallimento di entrambi i due Pisapia.

Ottima la sceneggiatura con momenti di straordinaria grandezza, come il monologo di Tony Pisapia – interpretato da un superlativo Toni Servillo – in cui si racconta davanti alle telecamere di una piccola televisione locale. La particolarità di questo monologo è che il cantante quando inizia a parlare davanti al conduttore televisivo non sa di essere già ripreso, non si rende conto che sta andando in onda; per questo parla a ruota libera, risultando così autentico. Si percepisce nelle parole del cantante napoletano una sincerità, una drammaticità e una credibilità che ho visto in poche scene cinematografiche. (Qui lo potete vedere).
Tony Servillo, che più volte il regista ha scelto come protagonista dei suoi film; interpretando ogni personaggio in maniera strepitosa.

Concludendo, il libro l’ho letto quattro o cinque anni dopo aver visto L’uomo in più. Per curiosità. Perché mi mancava Tony. Perché – l’ho già detto – seguo ogni lavoro di Sorrentino. E’ un buon libro e ve lo consiglio. Ma il film… Il film se lo vedi non te lo scordi più: ti rimane appiccicato addosso.

Voto: 4/5

Come colonna sonora di libro e film ho scelto La leva calcistica del ’68 di Francesco De Gregori. Perché in entrambi i protagonisti, all’apparenza così diversi, ritrovo il bambino che continua a sognare che…

capì fin dal primo momento l’allenatore sembrava contento e allora mise il cuore dentro alle scarpe e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato accanto al piede rimaneva incollato entrò nell’area, tirò senza guardare ed il portiere lo lasciò passare.

Due bambini che – perché no – sarebbero potuti essere miei compagni di gioco, e sì che avremmo rincorso un pallone, se c’era… e se no fa niente; avremmo preso a calci i sassi – che nel mio cortile non mancavano mai – perché noi ci si accontentava…

La leva calcistica del ’68

di Francesco De Gregori del 1982 

Voto: 5/5

Qui la potete ascoltare.

 

 

 

 

 

 

 

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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