Non sono solo fumetti…

E poi ho un debole per i fumetti. Ma voglio essere chiaro: non mi considero un esperto. Quando mi capita li leggo. Ma non seguo le mode… che oggi giorno sei figo se li leggi perché sono diventati cult. A miei tempi non erano considerati come ora letteratura. Almeno non credo. Da bambino leggevo quelli che mi passava il convento. E per convento intendo mio fratello Ivan di quattro anni più grande, che quando si hanno otto anni vuol dire un secolo: Topolino, Diabolik, Tex, Comandante Mark, Zagor… e quelli sconci: Oltretomba, De Sade, Il Tromba, Lando… rigorosamente di nascosto nella mia cantina. Allora non sapevo che il fumetto è da considerarsi la nona ARTE. Chiariamolo subito: anche fino all’altro ieri non lo sapevo. Per non parlare delle altre otto, di arti… beh, magari se mi avessero chiesto di elencarle ci sei arrivato. Ma non ne sono poi così sicuro: architettura, pittura, scultura, musica, poesia, danza, cinema, radiotelevisione. Per onestà, avendole rilette, vi confermo che… no: non ci sarei arrivato. La fotografia ad esempio? Io ce l’avrei messa e non a scapito dei fumetti…
È proprio grazie a questo articolo, per cui mi sono un minimo documentato, se mi sono erudito.
Anche se quei miei primi fumetti, a pensarci bene, non è che avessero tante cose da spartire con l’arte. Cioè voglio dire, come in ogni cosa, ciò che conta è la qualità del prodotto. E non è che Il Tromba può essere definito la NONA ARTE. Ma se la forza dei fumetti è che ci lascia liberi di fantasticare, io… con quei primi giornalini erotici, di viaggi di fantasia me ne sono fatti che è stato un piacere. Del resto a quella età alle parole scritte si preferiscono le figure. E se le figure sono per lo più nudi femminili…
Penso di aver reso l’idea e che non ci sia bisogno di aggiungere altro.
Dove ero rimasto? Ah, sì… Quanto mi piaceva leggere Diabolik, Zagor, il Comandante Mark.
Anche con loro sognavo. In maniera diversa, ma sognavo… e ci risiamo!
E pensare che pensavo di essermi disimpantanato e invece…

(immagine da Focusjunior.it)

Sognavo dicevo, e mi bastava impugnare il primo bastone che trovavo per trasformarmi nel Comandante Mark, il più abile dei spadaccini – dopo Zorro ovviamente – e far fuori tutte le Giubbe rosse, a fianco dei Lupi dell’Ontario, dell’immancabile Gufo Triste, Mister Bluff e il suo cane Flok.

In effetti non mi sono accorto di quanto ho amato quei fumetti – con quel loro linguaggio semplice, le frasi inserite nelle classiche buffe nuvolette – fino a quando un ventennio dopo non ho ripreso a leggerli. E da allora non ho più smesso.

unastoria

di GIPI. Edizioni COCONINO PRESS (2013)

Letto tutto d’un fiato nel luglio del 2014. E poi riletto pochi giorni fa. Per il puro piacere di gustarmi un capolavoro. Perché la seconda volta si legge più lentamente, che tanto la fine già la conosciamo, e che bello scoprire le tante cose che dalla fretta, la prima volta, ci eravamo persi.

unastoria in realtà sono due storie, che si susseguono inizialmente senza un’apparente logica per poi intrecciarsi e diventare unastoria unica.

La prima storia: Silvano Landi, scrittore quarantanovenne, che dopo essere stato ritrovato in stato confusionale su una spiaggia con un plico di fogli in cui ha disegnato ripetutamente un albero secco o una stazione di servizio, viene ricoverato in un ospedale psichiatrico per una schizofrenia improvvisa.

La seconda storia: Mauro, bisnonno di Silvano, che nelle trincee vivrà la tragedia della prima guerra mondiale, scrivendo lettere malinconiche alla moglie con un desiderio e una volontà di ritornare a casa più forte della morte stessa, che lo ha preso di mira. Mauro, nascosto in un buco sottoterra, insieme al compagno Luca: ferito dai colpi della MG 08. Una mitragliatrice pesante costruita da un inventore per il capriccio di una bella baronessa; che dopo un po’ la guerra l’annoia e allora bisogna inventare qualcosa che non la faccia durare troppo, qualcosa che ammazzi più soldati possibili in meno tempo possibile. E allora saranno proprio Mauro e Luca i bersagli di quell’infernale invenzione.
In quell’immenso e piatto campo di battaglia.
Deserto.
Fatta eccezione di un albero nudo e solitario.
Bellissimo e semplicissimo.
Centrale.
L’unico oggetto visibile in mezzo al campo di battaglia. Accanto al loro nascondiglio.

E poi la natura: Magnifica. Che con la sua grande bellezza – il volo degli uccelli, lo scorrere di un fiume, la zebratura lucida di un fulmine che illumina un cielo – rimane impassibile, indifferente alle tragedie delle vite umane.

MAURO..
C’È UNA BESTIA CHE MI MANGIA LA GAMBA..
È UN RICCIO
NON TI MANGIA LA GAMBA.
COSA FA?
BEVE.
GLI PIACE IL TUO SANGUE.
PERCHÉ?
È UN RICCIO
È NELLA SUA NATURA

I contrasti: tra le pagine disegnate a china – con parole, pensieri, dialoghi, scarabocchi – e le pagine capolavoro disegnate ad acquerello. Tavolozze meravigliose gonfie di colore, come quadri che s’impossessano della pagina a seconda dell’esigenza; divisi a tre, quattro cartoline, a pagina intera. Pagine, a volte accompagnate da tante parole. A volte da poche. Un paio. Nessuna. E che rivelano il passare del tempo. Delle due storie. Di unastoria.

Le lettere dal fronte di Mauro (che Silvano ritrova in soffitta).
ERA UN POETA.
SENTI QUESTO PASSAGGIO
ANCHE NEL BUIO DELLA NOTTE PIÙ’ SCURA…
IL CIELO POSSIEDE UNA LUCE SUA.
SENTI
MI CHIEDO, AMORE…
DA DOVE VIENE QUESTO CHIARORE?
NON DALLE STELLE CHE SON TROPPO LONTANE…
NON DALLA LUNA ASSENTE.
VIENE DAI NOSTRI DESIDERI, FORSE? CHE SIANO I NOSTRI CUORI, LE SPERANZE A ILLUMINARE IL CIELO?
O LE NOSTRE FAMIGLIE
LE NOSTRE PREGHIERE
I NOSTRI BAMBINI

Un albero nudo: che vi ho già nominato. Che torna e ritorna nelle pagine. E che anni dopo disegnerà Silvano, grazie al potere arcano delle proprie radici… Perché Silvano – a differenza della nonna che vedeva, ovunque, lo spirito del padre Mauro – custodisce, da sempre, in un anfratto del suo inconscio quell’immagine dell’albero. L’unico oggetto visibile in mezzo al campo di battaglia.

Prima osservazione: il vero fulcro di unastoria è proprio quest’albero secco e spoglio. Straripante. In qualsiasi modo, forma, dimensione, colore, venga immortalato. Io – a quel albero – gli ho voluto bene da subito. Dal primo piano della copertina, ad ogni singola immagine delle pagine successive. E ogni tanto mi riprendo il libro in mano e lo riguardo. Perché con le piante ho un rapporto viscerale. Direte: le piante le amano tutti. Ditelo a chi brucia i boschi…
È che quando ho una giornata storta mi basta passeggiare sull’erbetta, in un parco, vedere un albero, per rasserenarmi. Se lo accarezzo funziona meglio. Ma io mi so accontentare. Non dico che basta il pensiero. Anche se a volte in effetti di notte – quando non c’è verso di addormentarmi ed entro il quel circolo vizioso in cui penso e ripenso ai soliti casini, preoccupazioni, paure: prigioniero della mia mente – il ricordo di una bella passeggiata in un parco mi aiuta. Pensare ad un albero mi calma. Ha il potere terapeutico di svuotarmi, di placare la mente.

Ma non la penso così solo io:

Ogni cosa dipende da ogni altra cosa.
Quando guardi una rosa ti senti felice; la tua felicità dipende dalla rosa. Ma anche la rosa è felice se tu la guardi: ti aspetta e proprio come un’amante si rattrista se non ti vede. Fai amicizia con un albero; parlargli, toccalo, abbraccialo, siediti accanto a lui, dagli il tempo che possa sentire che non sei un essere umano aggressivo. A poco a poco nascerà un’amicizia; e ti accorgerai che, quando tu arrivi, lo stato dell’albero si trasforma. Toccando la corteccia, sentirai che sprigionerà un’energia straordinaria. Allora arriverai a comprendere che siete interdipendenti: proprio come due amanti, tu puoi rendere felice l’albero, e l’albero può renderti felice.
Questa INTERDIPENDENZA è ciò che chiamiamo DIO, è ciò che Lao-Tzu chiama Tao, che Buddha chiama illuminazione. (
dal libro di OSHO: fra le rive del nulla, discorsi sul Tao-Te-Ching di Lao Tzu).

Seconda osservazione: Gipi con poche parole, quelle giuste, ci regala una trama originale e sorprendente; con un finale che è pura poesia. I testi e i dialoghi non hanno nulla da invidiare ai romanzi di sole parole. Per questo ho voluto mettere alcuni testi di Gipi, pur rendendomi conto che, estrapolarli dai disegni, è come mutilare la sua opera. Dal momento che è ovvio: il vero capolavoro di questo romanzo grafico è, perdonatemi il gioco di parole, la grafica. I disegni. Non mi era mai capitato di vedere prima immagini di questa grandezza. Capolavori. Anzi, si può dire che ne ero completamente impreparato. Ma ve l’ho già detto non sono un esperto di fumetti. Del resto… uno che leggeva Il Tromba.

Primo romanzo a fumetti ad essere candidato al Premio Strega nel 2014.

Voto: 5/5

 E ancora: ringrazio il mio amico Pier, per avermelo consigliato.

 

 

 

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.