Vasco Modena Park

Non so voi, ma io se devo scegliere la cosa più straordinaria unica e magica di questo 2017 non avrei dubbi: il Vasco Modena Park. Perché non è stato solo un concerto con il più alto pubblico pagante di sempre (220.000 spettatori e sarebbero potuti essere di più), non è stato solo un evento senza precedenti già entrato nella leggenda, è stato molto molto di più.

Quando nella primavera del 2016 Vasco annunciò l’intenzione di organizzare proprio a Modena, al parco Enzo Ferrari, il concerto che avrebbe celebrato i suoi primi 40 anni di carriera, ci fu molto scetticismo. Il nostro è un paese di criticoni e di fatto in molti, da politici a persone comuni, criticarono questa decisione: Non è giusto fermare una città per un concerto! Troppo pericoloso! Rischio attentati! Se proprio è da fare che sia a Ponte Alto, più lontano dalla città!

Ma Vasco e l’organizzazione sono andati avanti per la loro strada, che l’ultimo concerto di Vasco a Modena è stato nel lontano 2001, e allora per il suo ritorno mica poteva accontentarsi di un posto qualsiasi. Eh no! Sapete cosa ha fatto? Lui che ai concerti normalmente parte con le nuove canzoni doveva spaccare, da subito!: Mi puoi portare a casa questa sera? Abito fuori Modena, Modena Park, ti porterei anche in America ho comprato la macchina apposta!
Sì, doveva iniziare il concerto proprio con Colpa d’Alfredo, e lo doveva fare proprio al Parco Ferrari a due passi dalla Ghirlandina, che prima, se la gente ne aveva voglia, si poteva fare una vasca in centro, e poi al concerto con l’adrenalina a mille li avrebbe fatti secchi! M’immagino che deve avere riso parecchio quando ha architettato il tutto.
Che avrebbe fatto il botto si sapeva. Perché Vasco da una ventina di anni a questa parte, che si esibisca in palazzetti, stadi, autodromi cambia poco: sempre sold out.

Ve lo devo dire: non avevo comprato il biglietto. Mi aveva scoraggiato il ricordo del bordello di gente del 2001 all’Heineken Festival (già allora un concerto che superò le centomila persone). Un concerto bellissimo, con un Vasco in forma smagliante in quella che era la prima tappa di un memorabile “Stupido hotel tour”. Ma quel paio d’ore che ci ho messo solo per uscire dall’autodromo di Imola ed arrivare alla macchina, schiacciato come una sardina, e poi della fila continua ininterrotta fino a Modena – che sono arrivato a casa alle 4 di mattina… Sì insomma, sedici anni dopo ho fatto una cazzata e non ho preso il biglietto. Ma la fibrillazione per il concerto ce l’avevo anch’io, e allora ho prenotato un cinema per vederlo. E per non dovere passare da una Modena blindata, io e mia moglie Luisa, siamo andati a vederlo fino a Gualtieri di Reggio Emilia.

Tuttavia, il mio concerto al cinema è stato indimenticabile, anche se siamo partiti prestissimo per andare e siamo tornati ben dopo mio fratello che era al Modena Park ed abita come me a Formigine: noi che eravamo andati al cinema proprio per far prima ed evitare il casino. Fa niente. Non voglio certo dire che ho respirato la stessa atmosfera di Modena Park, ma anche al cinema abbiamo fatto tifo da stadio: applaudito, cantato, urlato.

Non ricordo quante telecamere avesse predisposto il regista, Pepsy Romanoff, ma ha fatto un lavoro magistraleperché pur essendo al cinema è stato come essere catapultati in ogni dove. Sul palco, e vedevi ciò che vedeva Vasco: gli occhi, i volti, gli abbracci del suo popolo, che la loro emozione ti arrivava fortissima e contagiosa; più su nel cielo, e restavi allibito ed impotente da quella marea di gente; sugli spalti, e allora anche tu – come uno dei 220.000 spettatori – guardi estasiato Vasco, più in forma che mai, con quei suoi occhi che ti trasmettono una carica pazzesca e delle emozioni che ti sciolgono. E allora anche al cinema si è fatto fatica a trattenere le lacrime. E forse, in fondo, è questo il segreto dei concerti di Vasco: l’emozione che da e riceve, che da e riceve, che da e riceve… all’infinito. Un’emozione che ti lascia senza parole: E ho guardato dentro un’emozione e ci ho visto dentro tanto amore che ho capito perché non si comanda al cuore. E va bene così senza parole.

Poi, ci sarebbero anche le canzoni. Mi sono accorto ora di non averne ancora parlato. Del resto, sono così tante e belle che oramai si danno per scontate. Qualsiasi scaletta scelga. Ma non per questo concerto: il Vasco Modena Park doveva essere unico. Della canzone di apertura e del botto che c’è stato ve ne ho già parlato, ma che dire della seconda canzone: Alibi. Beh, io non sono così esperto delle scalette dei concerti di Vasco, ma penso che l’abbia fatta ben poche volte. Tenete presente che è dello stesso album di Colpa d’Alfredo (1980). Tenete presente che Vasco nei concerti canta, nel senso che difficilmente si mette a parlare, raccontare, spiegare. Ma questa volta, già alla seconda canzone cosa ha fatto? Che cosa ha detto?

Siete arrivati tutti? Siete stati accertati, controllati, verificati, analizzati? Eventuali connivenze, coincidenze, alibi… alibi… alibi alibi alibi.

Per chi non lo sapesse queste parole richiamano in maniera esplicita la canzone Alibi, e non è un caso che Vasco le rimarchi da subito. Perché già mesi prima del concerto, a Modena, si respirava un’attesa spasmodica, che poi con la chiusura dello spazio del Parco destinato all’evento e del montaggio del palco, si è tramutata in uno stato di continua fibrillazione. Per non parlare dei tanti uccellacci porta sfiga che ogni pretesto era buono per proclamare disastri. Il grande Vasco senza giri di parole è stato chiarissimo, soprattutto con loro:

Benvenuti all’evento epocale di Modena Park. Non ci chiuderanno in casa, non cambieremo le nostre abitudini. L’amore supera la paura! E voi siete venuti fino qua perché non avete avuto paura. Noi non dobbiamo avere paura.

È proprio questo il capolavoro di Vasco: l’aver trasformato tutte le tensioni accumulate in energia positiva. Realizzando un evento unico: una vera e propria – permettetemi il termine – comunione tra lui ed il suo popolo. Una cosa mai vista prima in un concerto. Non in una maniera così profonda e intensa.

E poi le canzoni: Bollicine, Ogni volta, Anima Fragile, Siamo Soli, Come nelle favole, Vivere, Rewind, Liberi liberi, Gli spari sopra, C’è chi dice no, Sally, Siamo solo noi, Vita spericolata… e tante altre; perché Vasco non si è risparmiato, cantando per più di tre ore e concludendo con l’immancabile Alba chiara.

Un’ultima considerazione sul concerto: un plauso alla città di Modena e agli organizzatori di questo capolavoro. In tanti dubitavano che la nostra città fosse all’altezza di un evento di queste proporzioni. Tuttavia lo è stata!

Per chi non lo sapesse (tra le tante cose fatte): sono stati organizzati tre treni speciali a lunga percorrenza da Roma, Torino e Venezia con arrivo diretto alla stazione di Modena, da cui sono ripartiti 35 treni al termine dell’evento. Si stima che circa 35.000 persone abbiamo raggiunto Modena usando il treno. Il comune ha messo a disposizione 46.000 posti auto e 900  per pullman, suddivisi in 21 parcheggi (ricavati anche in seguito alle ordinanze di chiusura straordinaria di alcuni supermercati e centri commerciali). Per il pubblico sprovvisto di biglietto sono state allestite tre grandi aree esterne munite di maxi schermi nel centro storico di Modena, dove 12.045 persone hanno seguito l’evento. Il concerto è stato trasmesso integralmente in diretta in 197 sale cinematografiche in Italia e in tre palazzetti dello sport, con un pubblico di oltre 51.000 persone. La Rai, che non ha potuto acquistare i diritti per trasmettere tutte le canzoni del concerto, ha mandato in Eurovisione su Rai 1, il programma speciale La notte di Vasco. (da  Wikipedia: Modena Park 2017)

Il mio Vasco

Il mio Vasco è tanta roba! È talmente tante cose che faccio fatica anche solo a scegliere un modo – uno soltanto – per iniziare l’articolo. È per questo che il titolo di questo articolo è Il mio Vasco; l’ho voluto specificare perché non vorrei mai che i milioni di fans che ha, leggendo queste righe non fossero d’accordo su ciò che scrivo e si offendessero: perché Vasco è un monumento nazionale! Ma così come quando c’ho il Mal di Stomaco… ce l’ho io, mica te! ce l’ho io, mica te!; così questo è il mio articolo e mica il tuo!

Il mio Vasco è quello adrenalinico, di: Dice mia madre devi andare dal dottore a farti guardare, a farti visitare, hai una faccia che fa fa schifo guarda come sei ridotto mi sa tanto che finisci male…  di: Siamo solo noi che facciamo colazione con un  toast del resto… è quello di: Per me è la macchina che c’ha che conta!

Il mio Vasco è quello arrabbiato, di: Se siete ipocriti abili, non siete mai colpevoli, Se non state mai coi deboli, e avete buoni stomaci, Sorridete, gli spari sopra sono per noi, Sorridete, gli spari sopra sono per noi…  di: C’è qualcosa che non va in questo “cielo”, c’è qualcuno che non sa più che ore sono! C’è chi dice qua c’è chi dice là io non mi muovo!

Il mio Vasco è quello ironico, che gioca con le parole, dai testi stupendamente semplici, e proprio per questo ti arrivano fortissimi, di: Ah! Non ci posso credere!!! sei nervosa eh non sai il perché...  di: Se tu fossi buona… buona con me ti porterei ti porterei la luna a letto con te! e se non ci fosse luna… allora beh! ne inventerei, ne inventerei subito una… luna per te!

Il mio Vasco è quello dolce, di: E quando guardi con quegli occhi grandi forse un po’ troppi sinceri, sinceri si vede quello che pensi quello che sogni… E qualche volta fai pensieri strani con una mano, una mano, ti sfiori, tu sola dentro la stanza e tutto il mondo fuori…  di: E cosa conta “chi perdeva” le regole sono così è la vita! Ed è ora che cresci! Devi prenderla così… Sì!!! Stupendo mi viene il vomito è più forte di me… di: Sono lontani quei momenti quando uno sguardo provocava turbamenti quando la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole, perché la vita è un brivido che vola via è tutto un equilibrio sopra la follia, sopra la follia…  di: E Tu chissà dove sei… Anima fragile che mi ascoltavi immobile ma senza ridere… quello che: Io me ne stavo tranquillo facendo finta di dormire, lei si avvicina piano, piano facendo finta di sognare e poi mi allunga una mano dolcemente piano, piano…  quello di: Va bene va bene va bene, va bene anche se non mi vuoi bene, va bene così… quello di: Tu hai le tue ragioni Ed io son forse troppo stanco… quello di: Va bé se proprio te lo devo dire le calze nere non mi fanno morire eh, sarò strano ma se non le hai non muoio e poi ti prego non esagerare se fai l’amore non ti devi sforzare di urlare… di: E ogni volta che viene giorno ogni volta che ritorno ogni volta che cammino e mi sembra di averti vicino… quello di: Una canzone per te, e non ci credevi eh! Sorridi e abbassi gli occhi un istante. E dici “non credo di essere così importante”. Ma dici una bugia. E infatti scappi via

Ma più di tutto il mio Vasco è quello che tra VIVERE O NIENTE, ha scelto di VIVERE. Perché Vasco, come lui stesso dice in un bellissimo documentario che ho visto su Sky Arte (Ogni volta Vasco Ep.5: in cui parla dei suoi sette Komandamenti e della sua vita… spericolata), ha sempre avuto una fascinazione per il niente, ma se scegli di vivere ti devi impegnare, devi fare del tuo meglio. Vasco, per spiegare il suo pensiero  ha fatto l’esempio di due sue famose canzoni: Vita spericolata e Vado al massimo. Se decidi di vivere seguendo il motto di Vita spericolata, vivrai pericolosamente, di eccessi: sesso, alcool e rock and roll; una vita che ti potrebbe condurre al niente. Viceversa con Vado al massimo, puoi vivere una vita al massimo delle tue possibilità – a gonfie vele -, prendendoti cura anche di te stesso.

Per questo può dire Sono ancora qui!

Per questo ha potuto fare il Vasco Modena Park del 1 Luglio 2017, che non è stato il solito concerto, ma un evento già entrato nella leggenda.

Io ho avuto la fortuna e il privilegio di seguire Vasco fin dall’inizio della sua carriera, i suoi due Sanremo li ho seguiti incollati alla TV.  Perché gli anni ‘80, l’ho già detto altre volte, sono stati speciali e non è la stessa cosa vivere in diretta capolavori che poi entreranno nella storia, o vederli per la prima volta vent’anni dopo in immagine di repertorio. Per chi non lo sapesse Vasco, a Sanremo, cantò Vado al massimo (1982), e Vita spericolata (1983), ma per me non era mica uno sconosciuto. Sarà perché era di Zocca e nelle prime radio libere le sue canzoni le mettevano spesso, sarà perché mi piacciono le ballate romantiche, già dalle medie lo seguivo. Dal lontano 1977, con il suo primo 45 giri: Jenny è pazza/ Silvia. E poi il mitico Non siamo mica gli americani  del 1979: in cui spicca Albachiara; fino ad arrivare al 1980 quando uscì il terzo album: Colpa d’Alfredo. Non so se mi spiego! Per questo quando ho saputo che andava a Sanremo ero in fibrillazione da giorni, e non fa niente che si sia classificato, tutte e due le volte, negli ultimi posti. Per la cronaca nel 1982 vinse Riccardo Fogli con Storie di tutti i giorni, e nel 1983 vinse Tiziana Rivale con Sarà quel che sarà.
Il mio primo concerto, sempre nel 1983, alla festa dell’Unità di Reggio Emilia. L’album era Bollicine, e tra le tante c’era la bellissima Una canzone per te. Da poco patentato ero andato a vederlo con la 128 verde di mio padre, insieme a Marco e Battista. Ricordo tanta gente, tanto entusiasmo, ma anche un po’ di delusione… paragrafando il documentario di cui vi ho parlato prima ho visto proprio il Vasco che viveva la sua vita spericolata, senza limiti. No! non è stato un gran concerto, l’impressione (ma è stata un po’ più di un’impressione) è che fosse completamente fatto, cioè voglio dire non stava in piedi e i suoi occhi non erano proprio limpidi. È per quel concerto che ho capito cosa intende Vasco con il suo Vivere o niente!

Intendiamoci non voglio fare la morale a nessuno, e tanto meno al grande Vasco. Ma rivederlo una ventina d’anni dopo nel 2001 all’Heineken Festival, in forma smagliante, è stata una vera gioia. Tra il vivere nella maniera di Vita spericolata ed il vivere di Vado al massimo, aveva scelto la seconda: a gonfie vele! ma prendendosi cura anche di se stesso.

Concludendo, il mio Vasco è più di tutti quello di Vivere, la canzone stavolta. Che già con quella, ben prima del documentario che ho tanto citato, aveva chiarito la sua scelta: Vivere! Cliccando QUI la potete ascoltare.

VIVERE!
anche se sei morto dentro
VIVERE!
e devi essere sempre contento!
VIVERE!
è come un comandamento
VIVERE….. o SOPRAVVIVERE….
senza perdersi d’animo mai
e combattere e lottare contro tutto contro!…..
OGGI NON HO TEMPO
OGGI VOGLIO STARE SPENTO!…..

 Grande Vasco!

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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5 pensieri riguardo “Vasco Modena Park

  1. Un pensiero di vasco così bello profondo ed emozionante non l’ho mai letto …….lui è Il numero uno il KOM. …
    Complimenti !!!!STREPITOSO QUESTO ARTICOLO

  2. Devo dire che sono d’ accordo con Cristina è un articolo degno di un professionista con reportage dall’ interno, sul passato e nel presente come probabilmente pochi hanno fatto,solo in alcuni passaggi sembrava sentire la voce di Mollica che commentava uno spaccato di Vasco. D altronde come dici, hai raccontato il “tuo” Vasco e lo stesso vorrei fare io raccontando la mia esperienza;
    eravamo nel ’94 e a quei tempi frequentavo una Discoteca che si chiamava, si chiama tutt’ ora ,Masiparero. Siamo in località Maserno di Montese frazione sul nostro Appennino ai confini fra Modena e Bologna,il locale fa parte di un complesso dove abbinato al locale c è Ristorante e Albergo a quei tempi era gestito da una Signora che si chiamava Silvana ,la ricordo bene perché quando andavo si mangiava e poi si andava direttamente giù in Disco e lei veniva spesso a fare due chiacchiere al nostro tavolo, Il locale si trova sotto alla struttura.

    Era una serata di fine Marzo e la notte volgeva al termine, dentro al locale eravamo rimasti in pochi e avevo deciso prima di uscire e affrontare il viaggio di ritorno di andare in bagno e svuotarmi la vescica come ero solito fare dopo una serata come quelle,ricordo che il bagno era vuoto e quasi come un automa mi sono avvicinato al muro dove una fila di urinatori mi attendeva per contendersi l ‘onore,hai presente quei bagni tipo autogrill,ebbene a un certo punto è entrato lui, il Vasco e si è messo anche lui in piedi vicino a me a urinare,l’ ho riconosciuto subito perché sembrava uscito da un rotocalco di quei tempi ,aveva i capelli lunghi e una fascia intorno alla testa teneva in mano una bottiglia di birra e a un certo punto si è girato e i nostri sguardi si sono incrociati per pochi secondi interminabili.
    Immagina io e lui soli dentro questa piccola stanza nel fare la cosa più naturale del mondo.; non sono riuscito a dirgli nulla,probabilmente è stato meglio così, erano le 3 di notte e anche lui sembrava più di là che me.
    Sarà strano ma quella scena ,quegli sguardi incrociati mi hanno lasciato un’ emozione che non ho più scordato,sono anche convinto che quell ‘insieme di occasionalita’ di eventi siano stati unici.Questo il “mio” Vasco tutto il resto lo hai raccontato tu magnificamente

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