Vivere o morire?

Seconda opera di Paolo Genovese – nel 2014 aveva pubblicato Tutta colpa di Freud, Mondadori – Il primo giorno della mia vita è un romanzo che diverte pur facendoti riflettere sul significato della vita, emozionante e dal ritmo incalzante, impacchettato e pronto per essere trasportato sul grande schermo. Sì perché Genovese è soprattutto regista e sceneggiatore, di Perfetti sconosciuti ad esempio, vincitore del David di Donatello 2016 per il migliore film e la migliore sceneggiatura.

Io il libro l’ho scelto per due ragioni, visibili entrambe prendendo semplicemente in mano il romanzo.

La prima ragione è la trama, che mi ha ricordato l’angelo custode di La vita è meravigliosa, film bellissimo del 1946, di Frank Capra e interpretato da James Stewart, se avete presente il film aiuta. Altrimenti, nel caso vogliate rimediare, lo trasmettono in TV tutti gli anni a Natale.
Questa – dalla quarta di copertina – la già citata trama:

Il mondo è un luogo estenuante, sei stanco semplicemente perché ci vivi, sei stanco di non riuscire ad amare abbastanza, di non dare abbastanza, di non avere abbastanza. Emily, ex ginnasta olimpica, Aretha, poliziotta dal carattere forte, e Daniel, piccolo divo della pubblicità, hanno ognuno un motivo preciso per essere disperati. Napoleon, un professionista di successo, no; eppure, fra tutti, è il più determinato a farla finita. Un attimo prima che compiano il gesto irreparabile uno sconosciuto li persuade a stringere un patto: mostrerà loro cosa accadrà quando non ci saranno più, cosa lasciano, cosa si perdono, quale sarà la reazione di amici e parenti. Per una settimana i quattro avranno il privilegio di osservare sé stessi dal di fuori e l’occasione di riscoprire ciò che di più prezioso hanno dentro; affronteranno avventure ai confini della realtà, diventeranno un gruppo unito e vedranno realizzati desideri cui ormai avevano rinunciato, dopodiché saranno riportati indietro. A quel punto dovranno prendere una decisione. E per qualcuno l’ultimo giorno della vita potrebbe trasformarsi nel primo di una vita nuova.

Il primo giorno della mia vita non è quindi il giorno in cui nasci, ma piuttosto il giorno in cui – dopo aver toccato il fondo – rinasci, sempre che tu sia disposto a rimetterti in gioco.

La seconda ragione per il paragrafo del risvolto di copertina:

– Io quando sto male faccio sempre un gioco, – dice Thomas. – Mi guardo intorno, osservo le persone, quel poliziotto per esempio, – e lo indica con il mento, – quella mamma, quel tassista, quella coppia, e penso che tra ottanta, cento anni non ci saranno più, non ci sarà nessuno di loro, ma proprio nessuno. Non ci sarà più quel bambino con il palloncino di Daffy Duck, né quella donna che litiga al telefono con chi sa chi. Non ci sarai tu e non ci sarò io. Saremo tutti sostituiti da altrettante persone con altrettanti affanni, problemi, speranze, paure. E fra altri cent’anni da altri ancora. E probabilmente seduti su questi scalini ci saranno di nuovo una ragazza che piange e un ragazzo che dice stupidaggini. Pensa quanto siamo sostituibili. Gli occhi di Emily si sono asciugati come pozzanghere al sole. – Però siamo anche un po’ unici, – conclude lui, – perché la nostra storia non sarà mai uguale a quello di nessun altro.

Perché anch’io quando sto male penso la stessa cosa, certo mica uso le stesse parole, ma è il concetto quello che conta. E allora, per sentirmi meglio, penso che è solo questione di tempo e poi tutti noi, ma proprio tutti, andremo in cal póst tant brótt . E il mio pensiero è rivolto soprattutto alle persone che se la tirano, che si reputano superiori; palloni gonfiati che si sentono autorizzati a calpestare ogni cosa: natura, animali, altri essere umani, come se non sapessero che abbiamo lo stesso destino…

 E un dè a s’gh’ha da murir 
com’ piò o meno i fan tótt,
cun ‘na frèva da gnint
l’andrà in cal póst tant brótt;
l’avrà bele paghè
un prèt ch’a s’sèint a póst,
la casa, al funerèl
e la Massa di mort…

da La Ziatta di Francesco Guccini, dall’album Ritratti del 2004.

Questa, eventualmente, la traduzione:

E un giorno si deve morire
come più o meno fanno tutti
con una febbre da niente
andrà in quel posto così brutto
avrà già pagato
un prete adatto
la cassa, il funerale
e la Messa dei morti…

Il primo giorno della mia vita

di Paolo Genovese, edizioni Einaudi. Stile Libero Big (2018)

Voto: 4/5

Come colonna sonora del libro ho scelto quella di Ennio Morricone in C’era una volta in America, è perfetta anche per questa storia. Una melodia talmente bella e struggente che non ha bisogno di nessuna parola. Ho fatto il collegamento libro/canzone ad inizio lettura, quando Napoleon – uno dei quattro aspiranti suicidi – parla proprio del bellisimo film di Sergio Leone. Perché non vi ho detto che anche questo romanzo è ambientato a New York, così come non vi ho parlato della scoperta che ho fatto:

Napoleon ha camminato come in trance e non si è accorto di aver cambiato strada all’altezza di Union Square, senza fare caso all’Holiday Market, ai vai Starbucks, ai laboratori di tatuaggi, a Chinatown: aveva un solo obiettivo, raggiungere il Manhattan Bridge, che ora si staglia davanti a lui in tutta la sua maestosità, le luci che ne disegnano il contorno e lo fanno sembrare sospeso nel grande presepe di New York City.
Napoleon considera il Manhattan Bridge come il fratello minore bistrattato del ponte di Brooklyn. Un po’ come ha fatto nella vita con le persone che non sono mai state prime, si è preso a cuore la sorte del Manhattan Bridge e lo ha sempre preferito al fratello dai riflessi di granito che tutti adorano. Nel suo studio, a Park Avenue, appeso alla parete c’è il manifesto di C’era una volta in America: molti credono sia il ponte di Brooklyn, quello della foto, in realtà è il Manhattan Bridge. Spesso Napoleon ha attraversato il ponte e si è voltato a osservare da Dumbo i piloni sentendosi un po’ il «Noodles» De Niro del film. E adesso è di nuovo lì, sul lato sud del “suo” ponte, da dove si possono vedere la Statua della Libertà e il New York Harbor col suo andirivieni di imbarcazioni.

 Naturalmente anch’io pensavo che il ponte in questione fosse quello di Brooklyn, fino ad oggi…

C’era una volta in America

di Sergio Leone (1984), con Robert De Niro, James Woods, Jennifer Connelly. Musiche di Ennio Morricone.

Voto: 5/5 (sia del film che delle musiche)

 

Concludendo: Non vi svelerò la decisione finale dei quattro protagonisti – vivere o morire? -: è un bel libro e vi consiglio di leggerlo.
Vi darò invece la mia personale opinione.
Tutti quanti abbiamo momenti di puro sconforto, momenti in cui siamo sfiniti e la voglia di mollare è altissima, e la mia risposta è sì: vale sempre la pena di andare avanti.
Anche solo per vivere – cliccando QUI, li potete vedere – questi 4 minuti di pura poesia: la musica del maestro e le immagini del capolavoro di Sergio Leone.

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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3 pensieri riguardo “Vivere o morire?

  1. Ciao Roberto, sono rimasto incuriosito dalla tua recensione su questo Romanzo è credo proprio di andarmelo a
    comprare. Complice il fatto di essere in vacanza e avere il contesto giusto , ma anche il messaggio che è implicito nel racconto , un inno alla vita che tu hai voluto interpretare giustamente in maniera positiva.
    Io la penso come te, la vita va vissuta per quello che è con la consapevolezza che tutto finirà e ben poco rimarrà di noi nel tempo
    se non il ricordo dei nostri cari che inevitabilmente si affleviera’ nel tempo.Queste cose però si capiscono nel tempo e non bisogna biasimare chi continua a comportarsi ancora come se fossero eterni perché quando si renderanno conto di aver vissuto
    senza questa consapevolezza (E questo accadrà prima o poi) gli crollerà ogni certezza e moriranno prima nell’ anima che nel corpo.

    P.S . Il tuo accenno a ” C era una volta in America” mi suggerisce di chiederti , come hai fatto per le canzoni , di darci una tua classifica personale dei 10 migliori films e condividerla. Sei un grande conoscitore ed esperto del Cinema con la c maiuscola e sarebbe interessante un dibattito con questo tema.
    Come sempre grazie per i tuoi spunti interessanti e riflessivi

    1. Ciao Massimo,
      prima cosa: buona vacanza. Goditela.
      Una classifica dei 10 migliori film della mia vita?
      Sì è vero vedo molti film, belli e brutti, e ho i miei preferiti, ma sceglierne 10…
      Perché no, la prima risposta che mi viene. Dettata però più dall’istinto che dalla ragione.
      Perché riflettendoci non credo proprio di riuscire a stringere così tanto, è davvero un’impresa titanica.
      Chi sa…

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