Un tuffo dove l’acqua è più blu

Il sale della vita?
L’imprevedibilità, non sapere fino ad un attimo prima cosa farò, vedrò, toccherò.
Per questo mi piace andare in vacanza in posti diversi.
È così anche con i pensieri, decine e decine che si accavallano, contemporaneamente. “Ho un casino in testa”, non si dice così?
Casino che si ripercuote anche in questo Blog. Basta poco e parto a scrivere di getto, come in questo caso. Di cose che solamente un attimo prima erano lontane anni luce. Dimenticate, sepolte non so dove. È per questo che, più o meno in ogni articolo, arrivo sempre a perdermi. A scrivere di cose che non avevo messo in conto. Aneddoti, pensieri, ricordi, citazioni. Mia moglie dice che anche le mie frasi sono contorte. È vero. È più forte di me. Inizio a parlare di una cosa e me ne viene in mente un’altra che devo assolutamente dire. Per non perderla.
Questo articolo non fa eccezione. Parla degli anni ’70 e ’80, della mia adolescenza, e vedrete che troverò il modo di incasinarmi. Ricordi di gioventù che evidentemente non riesco ad accantonare, dal momento che continuano ad apparire qua e là, in ogni articolo di questo Blog.
Ma questa volta non sono semplici ricordi estemporanei. Sono molto di più.

Mercoledì 05/09/2018: 47° Settembre formiginese.

Torna in piazza il Picchio Rosso Remember.

Un deja vu.

Una botta di adrenalina.

Un tuffo dove l’acqua è più blu niente di più…

Sì, c’ero anch’io in Piazza Calcagnini al remember del Picchio. Perché quegli anni sono stati magici, e anche solo a ricordarli ti senti leggero come una piuma. E felice di poterli condividere con le cinquemila persone appiccicate a te, nel ritrovare nei loro occhi la stessa tua gioia e riconoscenza. Sarò sentimentale, ma sono momenti che mi rasserenano, da avere più fiducia nelle persone e meno paura del domani.
E di colpo torno diciottenne, scaraventato nei fantastici anni ’80, di nuovo al Picchio Rosso. Con gli stessi dj di allora, le stesse canzoni.

Cliccando QUI, potete vivere anche voi trentacinque secondi della serata.

Picchio Rosso dunque, la famosa discoteca nata nel 1976 e diventata da subito un simbolo in tutta Italia.
Ci si andava per la musica, per ballare, per esserci. Ci si andava in macchina, in motorino, in autostop e a piedi. E ci si tirava di brutto per imbarcare e per limonare… ma quando mai?
Sembrerà strano ma allora si andava in discoteca anche per quello, anzi, soprattutto per quello, e che emozioni  in quei primi sguardi sfuggenti. Ognuno con il suo stile, il suo look, che a vedersi adesso sai che vergogna, ma anche tenerezza, dai! E tante risate.
Ho questo ricordo, che avevo seppellito nell’inconscio, e che è uscito proprio ora – come un rigurgito infantile, trattenuto per decenni -, spinto dalla forza arcana del passato.

 È una domenica primaverile del 1982, sto pranzando ma non sto nella pelle. Devo andare al Picchio Rosso. Questa volta spacco. Giuro che spacco. Mentre mi cambio ripenso alla sella lunga che ho comprato. Sul motorino fa un figurone ed è perfetta per caricare le ragazze, mica l’ho pensata per i miei amici!
Mi guardo allo specchio: Pantaloni neri, giacca nera, camicia bianca, cravatta viola, scarpe nere, e un dubbio mi assale: “Vacca d’un cane”, non avrò esagerato?
Esco di casa e quel piccolo dubbio sparisce, annientato dall’adrenalina che ho in corpo, calpestato dai lunghi passi con cui mi scaravento letteralmente giù dalle scale. Tre piani che faccio in un baleno, come sempre.
Apro la cantina e tiro fuori il mio spettacolare Bravo nero. E Via. Alla conquista del Picchio Rosso!
Andrea è già giù che mi aspetta, sul suo motron 125, vestito come sempre lui, in jeans e camicia.
«Ciao Andrea».
«Ma come ti sei vestito, devi andare a un matrimonio? Non andiamo più al Picchio?»
Nooh… cazzo, cazzo, cazzo…
«Certo che ci andiamo. Sono vestito così perchééé… sono andato alla cresima di mia cugina, ehhh… non ho fatto in tempo a cambiarmi».

Beh! Rivedendo le cose trentasei anni dopo, mi sembra giusto fare qualche precisazione.
Parto dal Bravo nero.
Un paio di anni prima mi avevano finalmente comprato  il motorino. Un Bravo arancione usato. Arancione? Era rimasto solo quel colore… «E comunque lo puoi sempre verniciare», la frase risolutrice del venditore che aveva capito al volo la mia indecisione. In realtà lo avrei comprato lo stesso. Quel motorino lo desideravo da così tanto tempo che non avrei potuto aspettare un solo giorno in più. La decisione di colorarlo di nero fu poi una delle più brutte idee che abbia mai avuto. Col senno di poi quanto sarebbe stato meglio lasciarlo com’era. Perché, sarà stato per lo spray di scarsissima qualità, sarà che nei lavori manuali non ci sono portato, mettiamoci l’aggravante di un paio di cadute rovinose, lo trasformai in un mostro a pois. Per completare l’opera lo riempii di adesivi e di brevi frasi in inglese completamente casuali e imbarazzanti. Ne ricordo una: nice boy che già rende l’idea. Del resto nella scelta delle frasi non ci mettevo questo grande studio – tipo rispecchiano la mia anima o cose così -, era già una conquista partorirla una frase, con le poche lettere che avevo a disposizione. E poi la mia vera intenzione era arginare tutto quell’arancione. Col risultato che l’arancione riviveva, e la creatura prendeva sembianze sempre più grottesche.
Ma la sella nuova, quella sì che era uno spettacolo.
Adesso che ci penso è proprio per festeggiare quella sella, montata il giorno prima, che mi ero vestito in giacca e cravatta. Già convinto che sarebbe bastata quella per caricare una ragazza. Sì, deve essere andata così.
Al Picchio Rosso c’era sempre un bordello di gente. Domenica pomeriggio non faceva eccezione. Quattromila, cinquemila persone, strette come acciughe. E quando puntavi una ragazza la seguivi come un cagnolino. Ed era già era bello così, e le volte che la incrociavi con gli occhi era già un po’ una conquista, un viaggio, un mondo, una possibilità. Fino a quando non la perdevi nella folla, oppure se la prendeva un ragazzo più coraggioso di te. E ti mangiavi le mani, dandoti dell’idiota, che la prossima volta… Prossima volta che non tardava ad arrivare, pochi minuti dopo, quando ne scovavi un’altra, ancora più bella. E così via. Il massimo era quando mettevano i lenti – a metà pomeriggio – e le poche volte che riuscivi anche tu ad essere in pista con una ragazza eri in paradiso. Perché è capitato anche a me cosa credete, d’imbarcare. Ma sempre meno volte di quanto avrei voluto, questo è certo. E non quella domenica.
E voi ragazze cinquantenni di oggi, magari qualcuna di voi c’era davvero tra la folla, quella domenica. Perché no!
Se mi aveste incrociato, cosa avreste pensato?
Goffo e timido, vestito da sposo e che non spiccica una parola, com’ero. Già i ragazzi vestiti in giacca e cravatta si contavano  sulle dita delle mani, una ventina ad essere generosi. Ma più grandi, e magari in spider.
E se vi avessi scelto e seguito e fissato negli occhi? Sareste arrossite?
Avreste anche voi provato emozione, gioia, desiderio?

Erano i favolosi anni ’80.

Iniziano con il romanzo capolavoro di Umberto Eco, Il nome delle rosa.  Un paio di anni dopo, nel 1982, la nazionale italiana vince il mondiale di calcio. Per il cinema è un decennio eccezionale con le uscite di capolavori indimenticabili come The Blues Brothers, Ricomincio da tre, Blade Runner, Non ci resta che piangere, Guerre stellari, Bianco, rosso e verdone, Una poltrona per due, Ritorno al futuro, Nuovo cinema paradiso, E. T.
Per la musica sono anni indimenticabili, cantautori e gruppi che diventeranno immortali.
Qualche nome?
Ma sì, dai.
Questa la mia Top ten.
Una precisazione, prima di buttarmi. Ho preso in considerazione il ventennio che va dal 1970 al 1989 – non potevo certo tralasciare gli anni ‘70, considerati dagli esperti il decennio d’oro della musica -, e ho scelto di non mettere cantanti italiani. Non perché non mi piaccia la musica italiana, tutt’altro. Ma considerato l’enormità di materiale – artisti e generi -, ho deciso di concentrarmi sulla musica rock, i suoi derivati, e la Disco music.

  • U2
  • Queen
  • Genesis
  • Bee Gees
  • Abba
  • Elton John
  • Michael Jackson
  • Eric Clapton
  • Bruce Springsteen
  • Dire Straits

Certo ci sono stati anche avvenimenti storici importanti, la guerra fredda, attentati e guerre, purtroppo quelli non mancano mai. Non ne parlo volutamente, perché non è lo scopo di questo articolo, e perché ritengo che nell’immaginario di tutti quelli che hanno vissuto quegli anni, c’è soprattutto il ricordo di una grande voglia di divertirsi, di spensieratezza. Non a caso gli anni ’80 vengono definiti il decennio del pensiero positivo.
Qualche anno prima, nel 1977, esce La febbre del sabato sera con John Travolta, con le musiche capolavoro dei Bee Gees, e nulla sarà più come prima. Sarà proprio quel film a fare esplodere immediatamente la Disco Music. Consacrandola come una vera e propria rivoluzione sociale e culturale, e innalzando la discoteca a tempio del nuovo credo. Non è un caso che le discoteche, così come sono concepite oggi, siano nate proprio in quegli anni. Discoteche mastodontiche, per accogliere le folle oceaniche della notte. Aperte tutte le sere fino alle 5,00 del mattino.
Prima c’erano le balere, aperte i festivi e le serate prefestive, con la musica dal vivo, le orchestre che facevano i ballabili, il twist, il mambo, il cha cha cha, il boogie boogie, e il liscio. Ci si andava per conoscersi, per chiacchierare e per ballare.
Poi le discoteche con la musica dei Dj. Non ci va più per parlare – troppo casino -, e nemmeno, semplicemente per ballare – troppo riduttivo. Ci si va per essere protagonisti, per spaccaresbragarsi, far sesso.

Ed è per tutto questo che il Picchio Rosso è sinonimo di anni ’80, e che anni ’80 è sinonimo di Picchio Rosso.
Certo per me è più facile questa associazione, essendo nato Modena, e poi a vent’anni trasferito proprio a Formigine. Ma l’articolo lo sto scrivendo io mica uno che è nato a New York o al Polo Nord.

Quindi: Picchio Rosso tutta la vita.

È stato inaugurato il 13 marzo del 1976 – un anno prima del mitico Studio 54 di New York. Sul suo palco si sono esibiti i più grandi artisti, da Donna Summer a James Brown, da Ray Charles a Tina Turner, e poi Gloria Gaynor, i Pooh, Lucio Dalla, Renato Zero, Zucchero, Patty Pravo, Mia Martini, Loredana Bertè, Anna Oxa. Certo, anche Vasco Rossi, nel suo primo grande concerto. Davanti a quattromila persone che quella domenica sera del 1979 erano in discoteca per ballare, senza immaginarsi che avrebbero assistito al battesimo di quello che sarebbe diventato il più grande Roker italiano.

Ma non esiste discoteca senza un disc jokey. Vere e proprie star che, con i pezzi che sceglievano, avevano in mano l’umore dei clienti. Il potere di fare esplodere la pista, o di svuotarla.

E per una volta le decido io le canzoni riempi pista.

La mia Top Ten

  1. Night Fever – Bee Gees
  2. Daddy Cool – Boney M
  3. Last Night A DJ Saved My Life – Indeep
  4. I Will Survive – Gloria Gaynor
  5. Disco Inferno – The Trammps
  6. Don’t Leave Me This Way – Thelma Houston
  7. Dancing Queen – Abba
  8. Think – Aretha Franklin
  9. Living On My Own – Freddie Mercury
  10. My First My Last My Every Thing – Barry White

Come colonna sonora di articolo, e di quel fantastico ventennio, ho scelto Night Fever dei Bee Gees.

Cliccando QUI potete ascoltarla, e vedere uno straordinario John Travolta nel film che l’ha immortalato.
Ve lo consiglio.

Concludo ringraziando i favolosi dj del Picchio Rosso: Tony Justice, Tom Savarese, Antoine, Leo Persuader, Luca Zanarini, Silver, Fulvio Ferrari, Simona Giacobazzi, Gianni Ruberti, Paolino Pelloni, Lucio Vannelli, Alberto Rosselli, Stefano Facchini, Fabrizio Zanni, Robby Ruini.

 

 

 

 

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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Un pensiero riguardo “Un tuffo dove l’acqua è più blu

  1. Ciao Roberto, bellissimo questo tuffo negli anni ’80, così come è bello ricordare il Picchio Rosso che ha fatto da cornice alle serate di tanti Modenesi e non.
    Io sono solito andare quasi tutti i Sabato sera con mia Moglie al Gilda dove insieme ad una compagnia mista ceniamo e poi alterniamo qualche ballo all’ ascolto di musica.Durante la cena ,prima di esibirsi appunto sulla consolle, cena con noi Zanarini ,forse il Dj più
    rappresentativo di quei tempi ma anche protagonista indiscusso delle notti e pomeriggi del Picchio Rosso.
    Devo dire che spesso si parla di quei tempi e vengono fuori siparietti e situazioni che pochi conoscono legati anche a personaggi famosi o diventati poi nel tempo.Come nel caso del tuo articolo questi racconti ti proiettano in un’altra dimensione temporale ed emotiva.
    Ma come dici tu ,io non sono né di Formigine e ne di New York ma bensì di Sassuolo e quindi permettimi di ricordare altri Templi del ritrovo e divertimento come l” Otto club” il “Valentine” della Salvarola il “Koxo'” diventato poi Goya, ma anche il Robin hood ex Poker,insomma tutti quei locali dove a seconda della serata diventavano vere e proprie calamite per tanti giovani .
    Quando si poteva si andava fuori “zona” e allora ecco che mi vine in mente il” Kiwi” a Piumazzo con il suo angolo riservato dove “imboscarsi”oppure a Reggio al mitico “Marabu’ ” dove le Parmensi erano di casa, cito velocemente anche il “Rio” estivo di Serramazzoni
    lo Snoopy di Modena era per noi un altra valida alternativa.
    È incredibile come i miei figli rimangano increduli quando racconto loro che da adolescenti passavamo le nostre Domeniche pomeriggio
    In Discoteca, segno evidente che i tempi,purtroppo per loro, sono inesorabilmente cambiati.
    Comunque Roberto,Grazie ancora una volta di avermi fatto ricordare un periodo spensierato e pieno di speranza e positività per me

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