Chesil Beach

Ci sono libri che ritornano, se ne fregano se li hai letti un secolo fa e ne hai un paio di nuovi sul comodino, come cari amici che non vedi da anni, come una lampadina che si accende, come un ritorno di fiamma, riappaiono. Non importa che non sia un incontro in carne e ossa ma semplicemente un ricordo che riaffiora dal nulla: il piacere che senti è lo stesso. È questo che conta. E davvero ti sembra impossibile di averli scordati da quanto forti li senti. È quello che è successo con Chesil Beach: letto e amato, dimenticato da anni e poi di nuovo in auge, da non togliermelo più di dosso. Fino a quando non l’ho riletto. Certo l’emozione non può essere la stessa della prima volta. Non così intensa per lo meno. Così come l’approccio: più sereno e meno di pancia, se capite cosa intendo. Archiviata quell’urgenza di divorarlo che caratterizza ogni prima lettura, ho potuto gustarmi di più il viaggio che l’arrivo. Centellinando frase dopo frase, paragrafo dopo paragrafo e capitolo dopo capitolo, non ho ritrovato due vecchi amici, li ho compresi, non ho sentito empatia, ma penetrato la loro anima, non ho avuto le risposte che mi attendevo, ma nuove sensazioni e momenti magici  che la prima volta non avevo colto. Con una scrittura impeccabile è a mio parere il capolavoro di Ian McEwan.
È la sera della luna di miele di Florence ed Edward, ricca promettente violinista lei, modesto e promettente storico lui. I due ragazzi stanno cenando in camera davanti alla portafinestra che s’affaccia sulla romantica distesa di ciottoli di Chesil Beach. Non potevano scegliere un posto più romantico di quell’albergo per coronare i loro sogni. Pochi minuti ancora e sarebbero rimasti soli: concluso il pasto i camerieri se ne sarebbero andati. Nei mesi precedenti quante volte hanno fantasticato su questo momento: mettersi comodi e scendere a passeggiare sulla spiaggia o andare direttamente al sodo? Sdraiarsi sul letto e fare l’amore?
È Florence a prendere l’iniziativa, a proporre al marito la seconda soluzione, non resistendo al silenzio che si è creato tra loro. Quasi per esorcizzare quella che è la sua più grossa paura: rimanere sola con Edward. Sì perché se Edward ha paura di non riuscire a controllare la sua eccitazione, di concludere troppo in fretta, Florence prova un vero e proprio terrore al pensiero di quello che l’aspetta. È  l’estate del 1962 e sono ancora lontani i tempi della rivoluzione culturale e sessuale del 1968, che avrebbero sdoganato i tradizionali codici di comportamento sessuale e che portarono a un diverso concetto di moralità. I due ragazzi pur amandosi sono ancora vergini e quasi totalmente inesperti. Ma è Florence ad avere più inibizioni. Perché è la donna che nella stramaggioranza dei casi vive peggio la propria sessualità, almeno in quegli anni.

Se Edward infatti era semplicemente in preda alla tensione da prima notte, lei provava un autentico terrore viscerale, un disgusto impotente e inequivocabile come il mar di mare.

Il romanzo è il racconto di quelle poche ore che seguono la cena, con flashback sul passato dei due giovani sposi. Un’analisi psicologica perfetta. Nessun altro è riuscito a descrivere così bene, in un romanzo, l’inquietudine e la paura intrinseca del primo rapporto sessuale. Paura: l’unica delle sette emozioni primarie in grado di vincere anche sull’amore.

Queste le prime quattro righe del romanzo:

Erano giovani, freschi di studi, e tutti e due ancora vergini in quella loro prima notte di nozze, nonché  figli di un tempo in cui affrontare a voce i problemi sessuali risultava semplicemente impossibile. Anche se facile non lo è mai.

Perché non è mai facile buttare giù la maschera ed essere sinceri.
Anche con le persone che ami?
Soprattutto con le persone che ami, dal momento che hai troppa paura di perderle. Ma nessuno ti sta puntando un fucile contro, non devi superare un concorso per entrare in un ministero, e non è nemmeno una gara di forza: ti sei solo innamorato. Devi semplicemente lasciarti andare, essere sincero e fidarti del tuo partner. Anche lui non è perfetto, e ha la stessa tua paura di rivelarsi per quello che è: un essere umano con mille difetti e insicurezze, e tanto bisogno di essere amato.

Se pensava a lei, si stupiva un po’ di aver lasciato andare via quella ragazza con il violino. Ormai ovviamente sapeva che la sua proposta di tenersi in disparte era piuttosto pretestuosa. Le occorreva soltanto essere certa che lui l’amasse, sentirsi rassicurare sul fatto che non esisteva nessuna fretta, avendo un’intera vita davanti. Amore e pazienza – ah, se solo non se li fosse scoperti in tempi diversi – li avrebbero di certo aiutati a superare ogni cosa. E allora chissà quali figli mai nati avrebbero avuto la loro occasione, quale meraviglia di bambina con la fascetta nei capelli sarebbe diventata il suo tesoro di casa. Ecco come il corso di tutta una vita può dipendere… dal non fare qualcosa. A Chesil Beach, Edward avrebbe potuto richiamare Florence, o seguirla. Non sapeva, e nemmeno avrebbe voluto scoprirlo, che correndo lontano, sicura, nella sua disperazione, di essere sul punto di perderlo, Florence non si era mai sentita tanto innamorata e sgomenta, e che il suono della sua voce l’avrebbe raggiunta come una salvezza, che si sarebbe senz’altro voltata. Edward invece era rimasto impassibile nel suo silenzio virtuoso, in quel crepuscolo estivo, a guardarla correre via sulla spiaggia, mentre lo sciabordio delle piccole onde copriva il rumore dei suoi passi faticosi e Florence si riduceva a un punto sfocato in fuga sull’interminabile rettilineo di ciottoli sfavillanti nella luce fioca.

Chesil Beach

di Ian McEwan, Edizioni Einaudi (2007). Traduzione di Susanna Basso.
Voto: 5/5

Come colonna sonora ho scelto Samantha di Francesco Guccini, non è molto conosciuta ma è molto bella. Anche in questo caso ci sono due ragazzi timidi: si piacciono ma hanno davvero troppa paura per dichiararsi. Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi, devono avere pensato un centinaio di volte quando si scambiavano sguardi imbarazzati. Certo, è anche il titolo di una bellissima canzone di Lucio Battisti mica sono così sprovveduto. La stavo per scegliere come colonna sonora ma ho cambiato idea: Samantha è decisamente più adatta.

Andrea è giù nel cortile, jeans regolari e faccia da vinile,
giacca a vento come dio comanda e legata al polso la bandana,
un piede contro al muro e lì l’aspetta perché vuol parlarle,
niente,
forse d’amore,
ma non sa che dire, con le parole quasi lombarde che non sanno uscire
e si accende rabbioso una Marlboro di alibi.
E si guardano di sbieco, appena un cenno istintivo di saluto,
ma a Samantha batte il cuore da morire mentre Andrea rimane muto.
E lei ritornerà con le MS per suo padre steso davanti a qualche canale
e lui mediterà al bar, dietro a una birra, che la vita può far male.
E Milano sembra che sia lì ad abbracciarsi quei due che non sapranno più parlarsi,
solo sfiorarsi in un momento vago e via.
Samantha presto cambierà quartiere per un destino che non sa vedere
e Andrea diventerà padrone di una pizzeria.
Ed io, burattinaio di parole, perché mi perdo dietro a un
primo sole?
perché mi prende questa assurda nostalgia?

Samantha

di Francesco Guccini. Dall’Album Parnassius Guccini del 1994.
Voto: 5/5

Cliccando QUI, potete sentirla

 

 

 

 

 

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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