Se non confidi i tuoi segreti agli amici, allora che amico sei?

Cinema che passione!
Vi siete mai chiesti quanti film vedete all’anno?
Probabilmente no, sono conti che difficilmente si fanno, e poi per quale scopo?
Anch’io, cinefilo dipendente, non ci avevo mai pensato, almeno fino ad oggi. Ma visto che vi voglio parlare del mio film preferito (tra i miei dieci, dai!) mi è venuto naturale far due conti.
Diciamo che mi sparo un film ogni tre giorni (probabilmente sono di più, ma preferisco essere cauto), e diciamo che ho iniziato ad appassionarmi a cinque anni. Vi sembrerò matto, ma vi dimostrerò che ho le mie ragioni.
Vediamo:

365 : 3 = 121 film ogni anno.

55 – 5 = 50 anni che vedo film.

121 x 50 = 6.050 film totali visti.

Sembra impossibile eh?

Ma di questi seimilacinquanta film, belli e brutti, interessanti o inutili, divertenti o pallosi, quanti entrano nella élite dei capolavori?
Se sono fortunato un paio all’anno, se è un anno no nessuno.
Diciamo uno all’anno?
Alle elementari e soprattutto in matematica ero ignorante come una capra ma più facile di così:

50 x 1 = 50 capolavori.

A pensarci bene sono stato ottimista.
Decido allora di considerare un terzo di anni bui (senza nessun capolavoro).

50 : 3 = 16,666 (arrotondando in eccesso fa 17)

Un’ultima sottrazione e ho finito:

50 – 17 = 33

Ho visto finora trentatré capolavori (quanto sarebbe orgogliosa la mia maestra!), e non vi preoccupate non ve li elencherò tutti, ma uno soltanto.
Ma andiamo con ordine: Come nasce un capolavoro?
Che sia un film, un libro, o più in generale qualsiasi forma d’arte, è essenziale essere originali. Avere una buona idea. E poi ci devi costruire sopra una storia. La tua storia, quella che hai deciso di raccontare. Infine ci devi mettere tutto te stesso: ogni paragrafo, capitolo o scena deve traboccare di passione. Deve esserne gravido. Se no non funziona. Non per un capolavoro.
Idea/Storia/Passione.
È questa l’Alchimia, ed è questo che è successo a Wayne Wang, regista cinese naturalizzato statunitense, che nei primi anni ’90 e pur avendo diretto otto film era praticamente sconosciuto. Ok, l’ultimo film di questa lista – Il circolo della fortuna e della felicità (1993) – ha ottenuto una buona visibilità, non è un caso che sia il suo primo film per Hollywood: ma chi se lo ricorda?
Perché è nel film successivo che ha spaccato, che ha avuto l’idea giusta. Quella che è già tanto se ti viene una volta nella vita.
Ma non aspettatevi niente di speciale. Ha letto semplicemente una breve novella: Il racconto di Natale di Auggie Wren, e Bang!
Strana questa cosa. Cioè voglio dire, l’editoria è piena di racconti belli, e quello non è certo passato inosservato, dal momento che è uscito sul New York Times ed è scritto da Paul Auster, non proprio uno sconosciuto. Tuttavia, tra i tanti che l’hanno letto, solo Wang ne è rimasto folgorato. Sarà Wang a realizzare Smoke (1995): un capolavoro! A mio parere uno dei più bei film di sempre, diventato immediatamente cult.

Idea/Storia/Passione.

E la vita di Wayne Wang non sarà più quella di prima: da regista sconosciuto a regista pluripremiato.

Ma qualcosa non torna! E visto che sono curioso come una scimmia do (di nuovo) i numeri:

1990: l’anno di pubblicazione del racconto di Auster.

1995: l’anno in cui esce Smoke.

Certo, cinque anni non sono nulla se il risultato è un capolavoro. Anzi si potrebbe definire un lasso di tempo corto. E poi il cinema è pieno di film ispirati a romanzi scritti decenni prima.
Ma quel racconto era uscito solamente su un giornale, anche se prestigioso, e volete sapere in che giorno e mese?
Il 25 Dicembre 1990. Sì, Wang ha letto Il racconto di Natale di Auggie Wren il giorno di Natale, perdonatemi il gioco di parole.
Quindi?
Quindi: C’è questo regista, talentuoso ma che non ha ancora sfondato, che legge una novella di Auster sul New York Times e non riesce più a togliersela dalla testa. Al punto che deve esserselo immaginato per davvero il film e tutto ciò che ne segue. Deve aver in qualche modo visto il futuro. Perché per Wang questa breve storia non sarà semplicemente l’ispirazione iniziale di Smoke ma la base su cui poggerà l’intero film. Lo dimostra il fatto che farà il film insieme a Paul Auster: co-regista e sceneggiatore.
E a questo punto cosa fa? Ci si butta a capofitto sopra?
No! È proprio questo il punto. Perché nel 1993 esce Il circolo della fortuna e della felicità. E non ce l’ho con questo film, non l’ho nemmeno visto, ma questa cosa mi fa proprio impazzire: dove l’ha trovata Wang l’energia per dirigerlo?
Io penso che le cose sarebbero dovute andare diversamente, cazzo! Penso che Smoke avrebbe dovuto uscire nel 1993, e Il circolo della fortuna e della felicità nel 1995. Punto!
Fa niente, me ne farò una ragione.
Veniamo a Smoke.
Non mi va di raccontarvi la storia del film, dovete assolutamente vederlo!
Vi dirò semplicemente che Auggie Wren (interpretato da Harvel Keitel) è il gestore della tabaccheria che vende i sigari olandesi preferiti da Paul Benjamin (interpretato da William Hurt).
Nel film, Il racconto di Natale di Auggie Wren non appare che alla fine. Ed è un momento indimenticabile. Tutti quelli che hanno visto Smoke possono capirmi. Perché Auster ha scritto una sceneggiatura fantastica, con dialoghi incalzanti e indimenticabili, talmente ricca di situazioni e intuizioni che funzionerebbe perfettamente a prescindere dalla novella di Natale. Ma quella storia…  quel finale è la ciliegina sulla torta.
Sarà Auggie a raccontarla a Paul, in cambio di un pranzo,  garantendogli che era vera da cima a fondo: “la migliore storia di Natale che tu abbia mai ascoltato”.
E saranno una decina di minuti indimenticabili.
Perché raccontare una storia è un vero talento, bisogna sapere quali bottoni spingere e dosare parole e pause, e Auggie si rivelerà un maestro.
E quando i due amici sorridono e tutto fa pensare che il film sia finito (ricordo che la mia prima volta ero rimasto seduto in silenzio, riflettendo su quello che avevo appena sentito e in attesa dei titoli di coda, in quello che è la classica liturgia che si instaura tra lo spettatore e i film che lasciano un segno), e quando i due amici sorridono parte la canzone Innocent When You Dream con il vocione di Tom Waits e le immagini in bianco e nero della novella di Natale che abbiamo appena ascoltato. E vi assicuro che vengono i brividi. Ti rendi conto che quelle riprese le avevi già immaginate, da quanto forte ti era arrivato il racconto, che erano già dentro di te da quanto intensamente le avevi sentite. 

È forse è questo il merito più grande di Wayne Wang e Paul Auster: farti credere che fosse tutto finito e poi regalarti la magia più grande. E poi quella canzone nel momento giusto, quella voce rauca, intensa, inconfondibile…

Era l’estate del ’76, all’epoca del mio primo lavoro per Vinnie, l’estate del Bicentenario. Una mattina al negozio un ragazzo cominciò a rubare delle cose. Stava giù, alla scansia dei tascabili e si infilava le riviste porno sotto la maglietta. Non l’ho visto subito, c’era gente intorno al bancone, ma come me ne sono accorto ho iniziato a strillare. Lui è scappato come un coniglio: shhh! E quando sono uscito fuori dal bancone aveva già le chiappe sulla Settima Strada. L’ho rincorso per circa un isolato, poi ho lasciato stare. Gli era caduto qualcosa mentre scappava, e… dato che non me la sentivo più di correre l’ho raccolta per vedere cosa fosse. Era il suo portafogli. Non c’erano soldi dentro, ma c’era la sua patente e altre tre o quattro fotografie. Avrei potuto farlo arrestare, certo, c’era nome e indirizzo sulla patente, ma sai… mi dispiaceva. Era solo un teppistello. E, una volta viste quelle foto nel portafogli, non ce l’ho più fatta ad essere veramente arrabbiato con lui.
Roger Goodwin: si chiamava così. In una di quelle foto, mi ricordo, stava in braccio alla madre. In un’altra aveva un trofeo in mano, della scuola, e rideva felice come se avesse vinto alla lotteria. Proprio non me la sentivo. Un povero ragazzo di Brooklyn. Non era così grave. Tanto chi se ne importa di un paio di giornaletti porno? E così, mi sono tenuto il portafoglio. Ehm… ogni volta che sentivo il bisogno di riportaglielo io rimandavo, e non l’ho mai fatto. Finché arriva Natale e io non ho niente da fare… 

È così che inizia Il racconto di Natale di Auggie Wren.
E si chiude con il dubbio di Paul che la storia fosse tutta inventata.
E se anche fosse?
Fateci caso, che sia una storia o un film si tende a dare un’importanza eccessiva a questo fatto. Basta che sia scritto “tratto da una storia vera” che gongoliamo contenti come una Pasqua.

Quando invece l’unica cosa che conta è un’altra:

“Era riuscito a farsi prendere sul serio, e quella era l’unica cosa che contava. Nessuna storia è falsa, finché una sola persona ci crede”.
“Sei grande, Auggie” gli ho detto. “Grazie per l’aiuto.
“Non c’è di che” mi ha risposto lui continuando a guardarmi con quella strana luce folle negli occhi.
“D’altra parte, se non confidi i tuoi segreti agli amici, allora che amico sei?”.

Smoke

È un film del 1995 diretto da Wayne Wang e co-diretto da Paul Auster, con Harvel Ketel e William Hurt, sceneggiatura di Paul Auster e basato su un racconto di quest’ultimo: Il racconto di Natale di Auggie Wrein, pubblicato sul New York Times nel 1990. Orso d’argento, e gran premio della giuria a Harvel Ketel e Wayne Wang.

Voto: 5/5

Solamente nel 1998 uscirà anche nelle librerie il Christmas Story: Il racconto di Natale di Auggie Wrein, di Paul Auster. Edizioni I Velieri Motta Junior (1998). Illustrazioni di Jean Claverie. Traduzione di Igor Legati. Bellissima l’idea di proporlo come Graphic Novel, con le illustrazioni che richiamano le immagini e i personaggi del  film. Un piccolo grande capolavoro!

Voto: 5/5

Qui potete vedere le immagini della novella di Natale e sentire la bellissima canzone di Tom Waits.

 

The following two tabs change content below.
Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

Ultimi post di Roberto Alboresi (vedi tutti)

Lascia un commento