L’Amore che dura

L’amore che dura è un romanzo che non t’aspetti.
Non da Lidia Ravera, non dopo che i suoi ultimi libri – Piangi Pure, Gli scaduti, Il terzo tempo – hanno così bene raccontato le tematiche della terza età. Da una scrittrice del ’51 è più che naturale aspettarsi che continui su questo binario. Eppure. In questo che è il suo trentunesimo libro, Lidia Ravera ritorna agli anni ’70, alle atmosfere del suo primo libro: Porci con le ali. E con L’amore che dura scrive, a mio parere, il suo libro più bello.
Certo, è un romanzo d’amore, ma anche i precedenti lo sono:
L’amore non ha né età né confini.
Cosa mi ha colpito?
La sua semplicità, la sua freschezza, il fatto di potermi immedesimare nella storia di Emma e Carlo. Nelle loro emozioni ho ritrovato la mie stesse emozioni. L’emozione del primo amore, l’emozione che ho provato ogni volta che mi sono rinnamorato.

È questo che fanno i grandi autori: ti muovono qualcosa dentro.

Come questa strofa di Francesco Guccini.
Francesco, chi ha letto altri miei articoli sa che lo amo. Francesco, che è famoso per le canzoni più impegnate ma diventa immenso proprio nelle canzoni d’amore.

Ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale, 
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore, 
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

da Farewell di Francesco Guccini.

Perché è così che ci si sente quanto si è innamorati: felici e invincibili.
Ed è questo che ho provato leggendo L’amore che dura.
Ma a proposito: quanto può durare un grande amore?
Dura per sempre.
Almeno ne sembra convinta Lidia Ravera: il titolo stesso del romanzo è un’ammissione. E poi, fin dalle primissime pagine, si capisce benissimo che quei due ragazzi non hanno mai smesso di amarsi, che la loro storia non è finita.

A voce proverà a spiegargli quella specie di vulnerabilità che l’amore lascia dietro di sé come la scia di una stella spenta.
Perché lui l’ha amata.
E lei l’ha amato.
E l’amore non scompare mai definitivamente. Si annida in qualche piega d’ombra, va in letargo, si inabissa, ma non si disfa.

Ma a mio parere l’amore dura per sempre, sempre. Anche quando ci si lascia per davvero. Fa niente se hai avuto altri amori e sei tuttora innamorato di un’altra persona. Qualcosa rimane. Anche se non ci si vede da anni, anche se è finita male, anche se è chiaro che con quella persona lì non hai più né un presente né un futuro: se è stato davvero amore una reminiscenza di quell’amore rimane dentro di te, per sempre.
Certo sono solo ricordi. Il più delle volte accantonati. Fino a quando un buon libro, un film, una canzone, ma a pensarci bene può bastare anche solo una parola o un gesto, ti fa rivivere tutto quanto.

Sì, è questa l’alchimia dell’amore, ed è per questo che un grande amore non finisce mai.

Dal risvolto di copertina:

Non è un appuntamento d’amore, quello che si sono concessi Emma e Carlo. È piuttosto una resa dei conti. A quarant’anni da quando hanno scoperto l’amore insieme, a vent’anni dalla fine del loro matrimonio: quando Carlo è volato a New York a sfidare se stesso ed Emma è rimasta a Roma, a insegnare in una scuola di borgata. Oggi lui è un regista quasi famoso, lei un’idealista fuori dal tempo. Lui ha girato un film che racconta con nostalgia la loro love story adolescente, lei l’ha stroncato su una rivista online. Lui si è offeso, lei è pronta a scusarsi. Ma quella è la colpa minore. L’altra, ben più grave, si è piantata fra loro come una spina. Lui non la immagina neppure, lei vorrebbe confessare ma non sa come. All’appuntamento va in bicicletta, difesa da un gilet di velluto vintage, armata di una borsa a bandoliera che contiene quattro quaderni neri traboccanti di verità. Ma la resa dei conti non avrà luogo. Un incidente la impedisce, o forse la ritarda soltanto. Resta il mistero dell’amore che dura, che resiste, anche se più Carlo ed Emma si allontanano dalla prima giovinezza più aumenta la distanza fra loro. Che cosa continua a tenerli legati dai movimentati anni settanta fino al disincanto del presente? Quella che Emma chiama la chimica dei corpi? O qualcosa di più misterioso e tenace?

. . . . . . . . . .

Arrivati alla battigia, si siedono. Si tolgono le scarpe e le calze (quelle di Emma sono blu con degli orsetti rossi), Carlo ne prende una, la guarda e se la mette in tasca.
“Ehi, ridammela… me le ha prestate Franny!”
Appena si sente pronunciare il nome della figlia, Emma arrossisce.
Carlo le passa un braccio attorno alle spalle e la costringe ad appoggiarsi a lui.
Emma resta rigida. Non vorrebbe, ma lo è.
Non sa cedere.
Carlo sta mettendo alla prova la sua memoria, i loro memorabili rituali.
Il mare, il silenzio.
La mente di Emma si sintonizza facilmente sul passato.
È al presente che oppone resistenza.
Una sera, nel giugno del 1983 o forse del 1984, hanno litigato di brutto.
Sono andati avanti per tutta notte, aggredendosi con parole precise e feroci. La mattina dopo, per fare pace, Emma gli ha chiesto di portarla a tacere da qualche parte. In un posto bello. Sono andati, in moto, fino all’oasi di Farfa e lì, davanti a un’abbazia benedettina, sono stati zitti.
Per due ore e quaranta minuti. Zitti e vicini.
“A parlare sono capaci tutti. Noi dobbiamo essere più bravi. Perché lo sappiamo che litigare è parlare da soli. Perciò. Abbiamo parlato da soli per tutta la notte e adesso andiamo a tacere insieme.”
Avevano vent’anni e una sconfinata energia.
Abitavano nella casa piccola, a San Lorenzo, con quell’unghia di balcone.
Prima che loro vite incominciassero a divergere.
Per dimostrare che ha capito, Emma, dopo un silenzio lungo, dice:
“Siamo ancora capaci.”
“Sì, siamo ancora capaci.”
Carlo le bacia la fronte, e poi la testa, dove i capelli stanno ricrescendo. Indugia con le labbra su quel cranio ruvido.
“E di parlare?”
“No, non ancora, per parlare ci vorrà del tempo. Ma lo faremo. Te lo prometto, lo faremo.”

L’amore che dura

di Lidia Ravera. Edizioni Bompiani (2019).
Voto: 5/5

L’amore che dura, che sembra davvero il seguito di Porci con le ali. Al punto che Carlo e Emma avrebbero potuto essere Rocco e Antonia di Porci con le ali: che a sedici anni scoprono l’amore e il sesso, dieci anni dopo si sposano, vent’anni dopo divorziano, e quarant’anni dopo, finalmente, si rivedono.

Porci con le ali, scritto da Lidia Ravera insieme a Marco Lombardo Radice (sotto gli pseudonimi di Rocco e Antonia, i nomi dei protagonisti del libro), racconta le vicende di due liceali: il loro grande amore, le loro prime esperienze sessuali, l’impegno politico. Una sorta di affresco sui sogni e le speranze della generazione del ‘68.
Curioso l’impatto del libro sulla società e la cultura bigotta di quegli anni: Uscito nel 1976 e pur essendo al primo posto nella classifica delle vendite viene sequestrato per il linguaggio ritenuto osceno (i due protagonisti, tra le altre cose, avranno anche esperienze omosessuali); anche la copertina disegnata da Pablo Echaurren venne giudicata troppo osé. Rimesso in commercio pochi mesi dopo vendette più di due milioni e mezzo di copie, diventando uno dei più grandi successi editoriali italiani di tutti i tempi.

Fa piacere che Lidia Ravera abbia riportato alcuni riferimenti di Porci con le ali, anche in L’amore che dura.
Come il Il pane e le rose disegnati sulla borsa di tela che Emma si porta dietro da sempre.

Perché era quello, il loro programma politico: dateci pane, ma dateci anche rose.
Quello era il titolo del giornalino che scrivevano insieme a sedi anni: “Il pane e le rose”.
Il pane andava distribuito al popolo secondo necessità.
E le rose erano tutte le coniugazioni della felicità futura, tutta la loro sensibilità esasperata e fiera di se stessa, tutta la musica e tutte le faticose poesie e quello strofinarsi l’uno sull’altra come per smussare le reciproche identità, nasi, bocche, denti, e fondersi, in un unico corpo acerbo che non crescesse mai.

Il pane e le rose che è anche la collana dell’editore Savelli nella quale uscì Porci con le ali. Il pane e le rose che, infine, è davvero il titolo di un giornale che ha fondato a vent’anni Lidia Ravera.

Come colonna sonora di articolo e libro ho scelto L’amore con l’amore si paga di Fiorella Mannoia.

Perché mentre leggevo il libro mi veniva da canticchiarla. Poi, quando ho iniziato a scrivere l’articolo l’ho riascoltata, ed è bellissima . Ho capito che non ce n’era una più adatta di questa quando mi è venuto in mente un proverbio che avevo scordato: Amor con amor si paga, chi con amor non paga, degno di amar non è.
Ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che non è solo un proverbio ma secoli prima un famoso verso di Francesco Petrarca. Quindi ho pensato che Ivano Fossati per comporre questa bellissima canzone deve aver preso ispirazione non già dal proverbio, non ci sarebbe, tra l’altro, niente di male, ma dal grande poeta toscano, e lo stesso deve aver fatto Fiorella Mannoia quando se l’è cucita addosso, come fa con ogni canzone che canta.
È così che ho trovato questa bella recensione della canzone, di Nicolò Peroncini:

L’amore con l’amore si paga non parla solo d’amore, com’è giusto che sia. Perché l’amore è anche bruttezza, è anche cattiveria. L’amore può passare per la vendetta, può pretendere la sofferenza, l’annullamento dell’individuo. L’amore può guardarti con occhi da puttana e assassinarti come il più codardo degli uomini. L’amore è una vedova di vent’anni. È un ateo che chiede il perdono di Dio.
Allora malediciamo questo inutile cuore di latta, sputiamo su quelle insulse parole d’amore che abbiamo detto più per noi che per qualcun altro, ordiniamo ancora un drink e lasciamolo lì, senza berlo. Anzi, di più, paghiamo un giro per tutto il mondo e lasciamo il bar. Dai fuoco a ricordi, annega le fotografie, dimentica i baci, l’affetto, i regali.
E poi cadi sulle ginocchia, perché altro non puoi fare. Guardati indietro e renditi conto che non puoi odiarlo, l’amore. E allora ti pentirai della vendetta, torneranno quegli occhi immensi, sarai orgoglioso del tuo cuore e ringrazierai di aver scattato qualche foto. Torna un’ultima volta dal tuo compositore, ascoltalo fino a piangere ancora una volta. Ringrazia chi c’è stato. Ringrazia di avere due gomiti da appoggiare sul davanzale, mentre ti trovi a sperare in un ritorno. Ringrazia di essere uno di quelli disposti ancora a pagare l’amore con l’amore, nonostante tutto. Nonostante te.

da Music & Poetry – “L’amore con l’amore si paga”, le conseguenze dell’amore secondo la ditta Mannoia-Fossati -, di Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura.

Cliccando QUI, potete leggere l’intero articolo che ho citato e sentire la bellissima canzone di Fiorella Mannoia.

L’amore con l’amore si paga

Uscito per la prima volta nel 1999, nel doppio Album dal vivo Certe piccole voci. L’amore con l’amore si paga è l’unico brano che non è stato eseguito live, ma inciso in studio. Testo e musica di Ivano Fossati.
Voto: 5/5

 

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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