Dovrebbe essere grato chi dà

Quando Seisetsu era il maestro di Engaku a Kamakura, a un certo punto ebbe bisogno di un alloggio più grande, perché quello in cui insegnava era sovraffollato. Umezu Seibei, un mercante di Edo, decise di donare cinquecento pezzi d’oro, che si chiamavano ryo, per la costruzione di una scuola più comoda. E portò questa somma all’insegnante.
Seisetsu disse: «Bene. Lo accetto».
Umezu diede a Seisetsu il sacco dell’oro, ma il contegno dell’insegnante non gli garbò troppo. Con tre ryo si poteva vivere per un anno, là ce n’erano cinquecento e il mercante non si era nemmeno sentito dir grazie.
«In quel sacco ci sono cinquecento ryo» osservò Umezu.
«Me l’hai già detto» rispose Seisetsu.
«Anche se fossi un mercante ricchissimo, cinquecento ryo sono sempre un mucchio di soldi» disse Umezu.
«Vuoi che ti ringrazi?» domandò Seisetsu.
«Dovresti farlo» rispose Umezu.
«E perché?» volle sapere Seisetsu. «Dovrebbe essere grato chi dà».

da 101 Storie Zen. Edizioni Piccola Biblioteca Adelphi (6) 1973 [1957]

Dare, che fa rima con donare e amare, e non perché ci si aspetti di essere ringraziati, ma perché ti fa stare bene. Perché il bene torna sempre indietro. Può sembrare strano ma è quello che succede quando sei a posto con te stesso, sereno, felice. Se poi sei innamorato gongoli letteralmente e dare gioia alla persona che hai di fronte – i suoi occhi illuminarsi, il suo sorriso aprirsi – è la cosa più naturale del mondo.

Ma chi è davvero a posto con sé stesso? Chi è eternamente innamorato?

A proposito: ho sempre pensato che quando una storia d’amore finisce si è in due a mollare. Non cambia niente che sia uno solo a decidere, uno solo ad assumersi la responsabilità, qualcosa si è rotto, e si è rotto per entrambi. Perché se non fosse così, se anche solo uno dei due fosse ancora innamorato come il primo giorno, quell’amore basterebbe per entrambi.
Chi sarebbe indifferente ad un amore così puro? Il cuore che accelera, l’emozione che trascende, il buonumore che contagia…

Non è il caso del mercante di questa storiella. La sua donazione sembra più un affare che un gesto d’amore. Probabilmente ha paura della morte e vuole ingraziarsi i favori di Dio, il suo regalo non è altro che una semplice scappatoia per conquistarsi il Paradiso.

Cuore o testa?
È proprio questo il nocciolo della questione.

Estremizzando:

  • Cuore = sentimento, libero, leggero, generoso: dai amore e ricevi amore.
  • Testa = cervello, prigioniero, peso, tirchio: fai un regalo e ti aspetti gratitudine.

Due parole sullo Zen.
Religione? Filosofia? Scuola di vita?
Non mio sento di dare una definizione, forse la migliore è esperienza.
Le sue radici sono indiane e risalgono al VI secolo a.C., quando Gautama Buddha (Siddhartha) realizzò il risveglio (illuminazione) nella postura Dhyana, fondando il buddhismo. Nasce però in Cina e solamente nel sesto secolo, con il nome di Ch’an, per diventare definitivamente Zen a partire dal dodicesimo secolo, quando approda in Giappone.

Dhyana in sanscrito, Ch’an in cinese, Zen in giapponese.

Zen, quindi, che si è diffuso soprattutto in Giappone ma che ha sostanzialmente due madri: India e Cina, e due padri: Buddha e Lao Tzu (tradizionalmente ritenuto l’autore del Tao Te Ching e fondatore del Taoismo).

Lao Tzu che nacque nel VI secolo a.C., proprio come Buddha. Curiosa questa cosa.

 Ciò che in Occidente ha finito per presentarsi spesso come una moda banale è dunque una ricchissima tradizione religiosa, senza la quale è impensabile una grande parte della filosofia, della letteratura e dell’arte estremo-orientale.

Dal risvolto di copertina di 101 Storie Zen.

 Che lo Zen nasca dall’incontro tra il Buddismo e il Taoismo è assodato storicamente, ma se anche non ci fossero dei riferimenti storici che confermassero ciò, basterebbero, come prova, i loro scritti. Leggendo infatti le tante storie Zen (che sono a pieno diritto, come le parabole di Gesù, per la religione cattolica, letteratura zen), vi si trovano continue analogie con il Tao Te Ching.

Mi guardo bene di spiegare lo Zen con le parole, dal momento che il primo principio del Tao Te Ching afferma:

Il Tao è al di là delle parole
e al là della comprensione.
Le parole possono essere usate per parlarne,
ma non possono contenerlo. […]
Quindi, per vedere, al di là dei limiti,
il sottile cuore delle cose,
liberati dei nomi,
dei concetti,
delle aspettative, delle ambizioni e delle differenze.

Il simbolo del Tao è il famosissimo Taijitu, chiamato anche Ying e Yang: i due principi opposti e complementari dell’universo.

Ying = Principio negativo: Nero, freddo, luna, femminile, acqua, notte.

Yang = Principio positivo: Bianco, caldo, sole, maschile, fuoco, giorno.

Nel Taoismo questi due principi rappresentano il cammino, il divenire di tutte le cose, che si realizza con un movimento che oscilla tra i due estremi: ogni volta che si pensa di raggiungere un estremo, una forza della stessa intensità ti spinge nella direzione contraria. Così come il giorno precede la notte e la notte segue sempre il giorno, così come il maschile porta sempre dentro di sé il femminile, e il femminile il maschile, così come ogni piacere porta sempre una parte di dolore e viceversa. Perché la natura dell’universo è equilibrio e ogni estremo contiene già dentro di sé il seme del suo opposto.
Ed è già tutto chiaro nel simbolo.

Risultati immagini per tao simbolo yin e yang con scritte

Non credo che esista in nessun’altra religione o scienza o filosofia un altro caso analogo. Nessun altro simbolo è altrettanto rivelatore: due figure a forma di pesce opposte e complementari; una bianca e una nera (i due non colori per antonomasia) che si fondono a formare un cerchio perfetto. E all’interno di ognuna delle due figure due cerchi più piccoli – un puntino bianco in mezzo a un mare nero, e un puntino nero in mezzo a un mare bianco -, come a voler dimostrare, mi ripeto, che ogni principio porta sempre dentro di sé il germe dell’altro.

Personalmente leggere Zen mi rasserena. Per questo lo faccio e ne parlo. Non so dire se esiste davvero il nirvāṇa, così come Dio, so di certo che mi piacerebbe vivere il quotidiano con più consapevolezza, saper cogliere l’attimo fuggente. Ma non è facile.

Diventa l’amore.
Mentre accarezzi la persona amata,
diventa la carezza;
mentre baci,
non essere colui che bacia o colei che è baciata:
sii il bacio!
Dimenticati completamente dell’io:
dissolviti nell’atto,
trasferisciti nell’atto così profondamente da annullare colui che agisce.

da Osho Tantra. IL sentiero del reale, tecniche di meditazione.

 

 

 

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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