L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera

Rileggo trent’anni dopo L’insostenibile leggerezza dell’essere e le vicende del libro, i nomi dei protagonisti, si confondono con le immagini e gli interpreti del film. Troppo potente la forza evocativa del capolavoro di Philip Kaufman. Leggo Tomáš e mi appare il sorriso di Daniel Day-Lewis. Ritrovo Tereza e mi perdo negli occhi malinconici di Juliette Binoche, e poi Sabina l’amante perfetta, la traditrice, nella mia fantasia è sempre nuda davanti allo specchio che indossa la vecchia bombetta del nonno.

È meglio dirlo subito: ho amato più il film del libro.
Forse perché ho visto prima il film?
In parte può essere vero, ma non è solo questo.

Prendiamo l’inizio del libro. Parte Prima: LA LEGGEREZZA E LA PESANTEZZA.

L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l’abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all’infinito! Che significato ha questo folle mito?
Il mito dell’eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un’ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla…

Ho deciso di trascrivere solo le prime righe, sono sufficienti a rendere l’idea:
Sono pesanti!
Sarà che ho sempre preferito i romanzi ai saggi, sarà che non mi elevo così in alto, le prime tre pagine sono pesanti come il piombo.
Da domandarmi: erano proprio indispensabili?
Come la prima volta. Ma se trent’anni fa probabilmente non le avevo nemmeno capite, questa volta sì, le ho lette più volte. Tuttavia ne avrei fatto a meno.
E non è che non mi piacciono i libri d’autore, quelli impegnati per intenderci. Libri… anzi no, preferisco chiamarli romanzi (e non è per niente un dispregiativo). Romanzi, dicevo, capaci di insegnarti qualcosa, ma se si vuole fare filosofia preferisco che sia chiaro da subito.

Nel mio articolo  precedente ho parlato di Chuang-tzu, filosofo cinese taoista. Mi piace, ho detto, perché racconta cose complesse facendo uso di metafore e storielle. Chuang-tzu era convinto che in questo modo il suo messaggio sarebbe stato più chiaro. Anche perché aveva spesso a che fare con studenti, e si sa, la loro soglia di attenzione non è sempre altissima, e poi nessuno accetta facilmente consigli su come vivere la propria vita.

Ecco, io penso che L’insostenibile leggerezza dell’essere, mi perdoni Kundera, sarebbe stato ancora più potente se fosse stato più leggero. Per questo mi è piaciuto di più il film.
Perché i paragrafi in cui Kundera racconta semplicemente la storia, sono i più belli ed esaustivi, e poi traboccano già di significati, di filosofia, essendo come già nel caso di Chuang-tzu, vere e proprie metafore sulla vita.

Ambientato negli anni della Primavera di Praga e la successiva invasione da parte dell’Unione Sovietica, è anche una testimonianza della disillusione di un popolo, che pur continuando a credere nell’ideologia comunista, aveva sperato potesse iniziare un nuovo corso. Un’idea di socialismo dal volto umano e che concedeva ai cittadini più diritti, una maggiore libertà di pensiero e di stampa. Risultato: La Cecoslovacchia rimase occupata dai russi fino al momento della caduta del muro di Berlino (novembre 1989). Trecentomila persone emigrarono per poter vivere in libertà e chi rimase, o si piegò al regime o venne perseguitato.

Ma è soprattutto un romanzo d’amore.

È la storia di Tomáš, un chirurgo di successo, alla ricerca di semplici amicizie erotiche. Donne che come lui siano disposte ad accettare rapporti puramente sessuali. Talmente attento a non farsi coinvolgere, da attenersi ad un protocollo da lui stesso creato: la regola del tre.

Si può vedere la stessa donna a intervalli ravvicinati, ma in questo caso mai più di tre volte. Oppure si può avere un rapporto con lei per molti anni, a condizione però che tra un incontro e l’altro, passino almeno tre settimane.

Tutto perfetto, semplice, erotico, leggero, fino a quando Tomáš non incontra Tereza.

Provò un inspiegabile amore per quella ragazza quasi sconosciuta: gli sembrava che fosse un bambino che qualcuno aveva messo in una cesta spalmata di pece e affidato alla corrente del fiume perché Tomáš lo tirasse sulla riva del suo letto.

E nulla sarà più come prima. Perché Tomáš non ce la fa proprio a rinunciare alle sue amicizie, né tantomeno può rinunciare a Tereza. E allora ogni volta che la tradisce si sente in colpa, è inevitabile, le vuole bene e sa di essere l’artefice delle sue sofferenze.

Non aveva la forza di dominare il suo appetito di altre donne. E poi, gli appariva superfluo. Nessuno meglio di lui sapeva che le sue avventure non minacciavano affatto Tereza. Perché avrebbe dovuto rinunciarvi? Gli sembrava tanto assurdo quanto rinunciare ad andare allo stadio.
Ma si poteva ancora parlare di gioia? Già nel momento in cui usciva per andare da qualcuna delle sue amanti, ne sentiva disgusto e si riprometteva di vederla per l’ultima volta. Aveva davanti agli occhi l’immagine di Tereza e, per non pensare a lei, doveva ubriacarsi in fretta. Da quando l’aveva conosciuta non poteva fare l’amore con le altre donne senza l’alcool! Ma proprio l’alito che sapeva di alcool era la traccia che permetteva a Tereza di accertare ancora più facilmente i suoi tradimenti.

Eros, quindi, e amore e tradimento, e compassione.
Compassione: è questo che ha fregato Tomáš, e non nel senso di pietà (partecipare semplicemente al dolore di chi soffre), ma nel senso più completo. Significa che Tomáš ama così intensamente Tereza, da percepirne ogni stato d’animo: gioia, angoscia, felicità, dolore.
Ed è una tragedia. Perché se prima la sua vita era leggera, adesso e per sempre sarebbe stata inevitabilmente pesante. Con l’aggravante: Se Tereza poteva incolpare Tomáš, Tomáš chi avrebbe potuto incolpare?
Sé stesso?
Tereza?
L’Amore?

Del resto non dice già tutto il titolo?

Insostenibile, leggerezza, essere. Tre semplici parole a formare un paradosso: Come può la leggerezza essere insostenibile? E in effetti c’è già così tanta filosofia, così tanta potenza in questo titolo, da rendere superflue tutte le altre pagine serie del libro. È come se Kundera abbia voluto metterci alla prova. Perché se ci pensate la vita è fatta di istanti unici e irripetibili, ed è proprio questa fugacità che scagiona l’uomo, che rende la vita leggera. Ma si sa noi umani ci complichiamo la vita da soli, e difatti siamo sempre noi che in nome della nostra coscienza, o ragione, o mente, carichiamo la vita di significati, rendendola così, insostenibilmente pesante.
Ma che senso ha tutto questo? Perché dovremmo rimuginare per ore e ore su situazioni o azioni che abbiamo compiuto o subito? Sono istanti del passato che non ritornano. Molto meglio sarebbe lasciarli andare.
Anche perché, è proprio questo trattenere che ci impedisce di vivere serenamente il quotidiano, di cogliere l’attimo fuggente.
Viviamo con così tanta pesantezza l’attimo passato che non ci accorgiamo di perdere l’attimo presente.

Sentite questa poesia sul Tao (penso sia di Li Po):

Non ripensare al passato perché
il farlo sveglia rimpianto e dolore.
E non pensare al futuro perché
il farlo riempe il cuore di timore.
Di giorno stai come un sacco a sedere!
Di notte stai come un sacco a giacere!
Quando ti viene il cibo apri la bocca,
e chiudi gli occhi quando viene il sonno.

L’insostenibile leggerezza dell’essere

Scritto nel 1982 e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1984, è Adelphi che in Italia avrà il merito e la fortuna di pubblicare quello che è a pieno diritto il capolavoro di Milan Kundera, nel marzo del 1985, aprendo come meglio non avrebbe potuto una nuova collezione: Fabula. Traduzione di Antonio Barbato.
Voto: 4/5

Come colonna sonora ho scelto Un senso di Vasco Rossi.

Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l’ha
Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà
Domani un altro giorno ormai è qua!
Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose un senso non ce l’ha.

Cliccando QUI, potete sentire la canzone di Vasco.

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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