Doppio Vetro

Vi piacciono le favole? A me sì, forse è per questo che ho un debole per i romanzi nordici. La stessa semplicità, delicatezza, bellezza e poesia delle fiabe.

Vi cito un paio di libri, forse tre.

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Jonas Jonasson.

I libri di Auður Ava Ólafsdóttir, una scrittrice islandese nata a Reykjavík, e che è entrata con pieno merito nella élite dei miei autori preferiti. Hotel Silence, il suo libro più bello.

Poi, mi sono imbattuto in L’ultimo amore di Baba Dunja di Alina Bronsky, ed è stato un colpo di fulmine. Una scrittura originalissima. Se vi è piaciuto La vita davanti a sé di Roman Grey, vi piacerà anche Baba Dunja. A me l’ha ricordato tantissimo, pur essendo tutt’altra cosa. Va detto che Alina è tedesca ma di origine russa. Quindi non propriamente nordica. Ma fa niente, diciamo che è l’eccezione che conferma la regola e chiudiamola qui.

Infine, sabato scorso, mentre io e mia moglie ci facevamo una vasca in centro (una passeggiata per la via Emilia di Modena), siamo entrati in libreria senza nessuna mira in particolare e ne siamo usciti con due romanzi nordici doc.
Perché diciamocelo, ultimamente non è che le librerie sono piene di nuove uscite da urlo. Da quant’è, ad esempio, che attendo un romanzo della Mazzantini, di Ammaniti, di Baricco? E ancora: di Peter Cameron, Nick Hornby, David Nicholls, James Frey?
E allora non mi rimane che dar la caccia a nuovi autori e allargare i miei orizzonti. Uno dei miei passatempi preferiti.

Ed è così che sabato scorso ho fatto il botto, perché non ho scoperto solo due nuovi scrittori ma anche una nuova casa editrice: Iperborea. Una casa editrice specializzata proprio nella letteratura nord Europea: islandese, baltica, nederlandese, dei paesi scandinavi.
Ho detto nuova, ma in realtà ho poi scoperto che è stata fondata nel 1987.
È strano, ci si illude di aver raggiunto, in qualche campo specifico e in qualche modo, una discreta esperienza per non dire conoscenza, e poi ci si ritrova ignoranti come una capra. Com’è che non appena ho scritto il nome di questo mammifero ruminante non me lo tolgo più dalla testa: capra, capra capra. Che poi non è subdolo questo vizio che abbiamo noi umani di far confronti, trovare analogie con il mondo che ci circonda.
Pensateci: ogni cosa non è sempre unica e diversa dalle altre? Una rosa da una margherita, un cane da un gatto, una capra da un ghepardo, e così via. Eppure non facciamo altro che far confronti, preferire l’uno all’altro, dividere il bello dal brutto.

La rosa in quanto rosa è meravigliosa e il loto in quanto loto è splendido; perfino il fiore di campo è bellissimo in quanto tale. Se l’uomo scomparisse dalla faccia della terra, il fiore di campo, la rosa, il loto non avrebbero valori diversi. Sarebbero tutti ugualmente unici. Il vento non cambierebbe il suo comportamento con loro, né il sole brillerebbe in un altro modo, e le nuvole continuerebbero a far cadere pioggia su di loro. L’uomo e la sua stupidità introducono l’idea di confronto, di superiorità e inferiorità; ne consegue l’idea di uguaglianza. L’uomo non è né superiore né inferiore, né è uguale agli altri.

da La Bibbia di Rajneesh di Bhagwan Shree Rajneesh (Osho). Edizioni Bompiani 1988 [1985]

Tornando a Iperborea, è una casa editrice che continuerò a seguire che ha essenzialmente due caratteristiche peculiari che la distinguano:

  • Un format stretto e comodissimo da maneggiare.
  • Le copertine di carta, dai colori accesi e sempre diversi, che al tocco ricordano una tela, e dalle immagini grafiche eleganti e raffinate.

 

Veniamo ai libri.
Che cosa ho scelto?
Il primo mi è stato consigliato dal libraio:

  • L’anno della lepre di Arto Paasilinna, giornalista, poeta e scrittore finlandese.

Il secondo l’ho scelto da solo:

  • Doppio vetro di Halldóra Thoroddsen. Già il fatto che l’autrice sia una scrittrice e poetessa islandese mi ha conquistato, ma poi: volete sapere dove è nata? A Reykjavík, la stessa città natale di Auður Ava Ólafsdóttir (Hotel silence, ricordate). Reykjavík che è anche la città in cui è ambientato Doppio vetro. Infine, la ciliegina sulla torta: la copertina. È l’immagine stampata sulla copertina che mi ha attratto irrimediabilmente:
    Una donna in bilico su uno strapiombo, con i capelli che sono un tutt’uno con le nuvole bianche.
    Forse perché è anziana?
    Il fatto è che questo quadro già te la racconta una storia, già ti fa riflettere, mette in moto la tua fantasia.

Oramai penso che sia chiaro. L’anno della lepre è bello, ma è il romanzo di Halldóra Thoroddsen che mi ha incantato: Doppio vetro, che è anche il suo primo romanzo tradotto in Italia.

Prima di parlarvi del libro, due parole su Stephan Schmitz. È sua l’immagine della copertina, ed ero troppo curioso per non informarmi.

Le illustrazioni di Stephan Schmitz raccontano le zone d’ombra delle nostre esistenze. Un triangolo amoroso, gli errori da cui nascono i successi, la depressione che si nasconde dietro un sorriso, l’amore che ci fa vedere a colori un mondo altrimenti sbiadito.
Gli esempi sono numerosi e attraverso un’osservazione dei problemi da angolazioni differenti, questo illustratore concettuale che arriva da Zurigo, fa riflettere.
Utilizzando forme semplici, colori, illusioni ottiche e talvolta giochi visivi, Schmitz rende le sue illustrazioni, narrazioni di storie piuttosto complesse, al contrario di quello che può sembrare. Concedetevi alcuni istanti di riflessione e date un’occhiata ai lavori di Stephan Schmitz.

Dall’articolo Illustrazioni stimolanti raccontano il lato in ombra della nostra vita, uscito su Keblog il 01/08/2018. QUI potete leggere l’articolo e vedere alcune sue opere, meritano.

La trama del libro:

Dal doppio vetro delle sue finestre in un piccolo appartamento nel centro di Reykjavík, un’anziana donna osserva la vita da cui si sente ormai tagliata fuori ma che continua ad attrarla, a porle domande, a nutrire la sua «fame di giorni» e il suo desiderio di appartenere al presente. Vedova con figli che hanno da tempo preso la loro strada e nipoti ormai cresciuti e sempre più lontani, la sua esistenza subisce una scossa inaspettata con l’entrata in scena di un uomo. Un coetaneo che forse ha già incrociato brevemente in gioventù, un ex chirurgo separato dalla moglie che senza timore le si dichiara e la corteggia, facendole riscoprire l’ebbrezza della complicità e del sentirsi desiderati. Ma è ammesso, opportuno, o anche solo possibile innamorarsi ancora alla sua età? Che cos’ha in fondo l’amore da offrire a due solitudini al tramonto? E perché la passione senile rimane un tabù, perfino agli occhi di amici e famigliari, qualcosa da negare o deplorare come un capriccio? Attraverso le emozioni, i pensieri e le paure della protagonista, in una dimensione sospesa tra la profonda sensibilità e il disincanto ironico che si maturano con gli anni, ci immergiamo in un’avventura sentimentale che raramente trova voce in letteratura. Doppio vetro è un delicato canto d’amore alla vitalità interiore che non si rassegna allo sfiorire del corpo, un racconto poetico di toccante empatia sullo scarto tra i ruoli che la società impone a ogni stagione della vita e un sentire che non invecchia quasi mai con l’età.

Per raccontare la trama di un libro mi capita di citare il risvolto di copertina, non solo perché è scritto da un professionista, non solo perché è più comodo (A volte per trovare la frase giusta, la parola perfetta, mi pianto per mezz’ora. Non lavoro mica a cottimo! Non è una gara contro il tempo), ma soprattutto perché sono belle parole e penso che io non potrei far di meglio. Come in questo caso. Ed è un peccato che questo lavoro non sia riconosciuto, non sia firmato, dal momento che condiziona in maniera decisiva l’acquisto o meno del libro.
Iperborea si distingue anche in questo caso, e mi fa piacere.
Cosa fa?
Introduce in ogni libro che pubblica e prima della trama queste quattro parole:
L’opinione dell’Editore.
È a mio parere un piccolo passo in avanti. Un sasso gettato in uno stagno.

Se non vi ho convinti leggete di nuovo le ultime parole che terminano questa opinione dell’Editore:

e un sentire che non invecchia quasi mai con l’età

Non sono bellissime?

Opinionista: se mai leggerai questo articolo dimmi chi sei!

E com’è che da quando ho letto questa frase canticchio di continuo La stagione dell’amore, di Franco Battiato?

Canzone che ho scelto come colonna sonora del libro.

La stagione dell’amore viene e va
I desideri non invecchiano quasi mai con l’età
Se penso a come ho speso male il mio tempo
Che non tornerà, non ritornerà più
La stagione dell’amore viene e va
All’improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà
Ne abbiamo avute di occasioni
Perdendole, non rimpiangerle, non rimpiangerle mai
Ancora un’altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore
Nuove possibilità per conoscersi
E gli orizzonti perduti non si scordano mai…

Concludendo Doppio vetro è un romanzo da non perdere, poetico e malinconico come certi ricordi d’infanzia, l’autunno, un tramonto.

Le prime righe:

Un gatto curiosa in giardino, passa spesso di qui. La bestiola non immagina di suscitare un’emozione nella donna che sta alla finestra della cucina, reminiscenza profonda di un tempo primordiale, di animali selvatici nella savana. Tra il fogliame dipinto di colori autunnali si intravede un manto tigrato, una delizia per i suoi occhi. Una sottile tensione in questa donna di città, un brivido di benessere dietro il doppio vetro.

L’incontro:

Sulla via del ritorno incontra Sverrir. Lui le confessa che stava passeggiando intorno a casa sua, come un adolescente innamorato. Scendono lungo Klapparstigur, lui coglie da un’aiuola un fiore congelato e glielo infila dietro l’orecchio.
«Hai perso gli occhiali del realismo?» chiede lei.
«No, c’è qualcosa di strano?»
«Ma come sei spavaldo.»
«Hai così tanta paura?»
«Sì, di far saltare in aria il mio mondo, e anche di perdere un po’ di lucidità.»

Il dubbio:

Che cosa ci trova Sverrir in lei? Che cosa cerca? Il suo corpo è un nido abbandonato. Alla sua età non bastano né il blasone né il corredo a mascherare la contraffazione. Sopporterà la sua famiglia? Le darà spazio? Avrà il coraggio di affrontare il drago? Le tre prove. Sverrir è molto deciso. Chissà se ha tutti i bottoni alle camicie?

Doppio vetro

di Halldóra Thoroddsen. Edizioni Iperborea 2019 [2016]. Traduzione di Silvia Cosimini. Vincitore del Premio della Letteratura Europea 2017.
Voto: 4/5

La stagione dell’amore

di Franco Battiato. Pubblicato per la prima volta nel 1983 nell’Album Orizzonti perduti.
Voto: 4/5

QUI potete sentirla.

 

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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