ALLA RADICE

Un’ascia e un bel diretto sono già mezza vittoria. Le uniche parole di mio padre che io ricordi. È vero. Se ci si batte partendo col piede giusto, la vittoria è più vicina.
Difficile che il papà fosse uno stupido. Una volta ho chiesto di lui a mia mamma. Ha risposto che era un miserabile vigliacco, ha troncato la conversazione e non ha più voluto parlarne.
Era la sua opinione e bisognava prenderla per quel che era, soprattutto considerato il contesto. Le donne abbandonate al loro destino con un bambino piccolo e neanche un soldo in tasca spesso si lasciano andare a giudizi severi. […]
Mi ha abbandonato quando avevo tre anni, dicendo che andava a fare la spesa. Doveva prendere il latte, il pane e le bibite per la sauna. Quella sera non c’è stata nessuna sauna e l’indomani mattina, a colazione, ci siamo mangiati il nostro puuro cotto nell’acqua. […]
Il dentista che mi deve visitare ha il mio stesso cognome. «Esko Kirnuvaara, odontoiatra», c’è scritto sulla targa. […] Questo dentista dev’essere mio cugino di secondo grado, magari anche di primo. Forse siamo perfino fratelli. Chissà quante volte, nella sua vita, papà sarà uscito a comprare le bibite per la sauna, visto che la sauna si fa ogni sabato.
Nella vita può capitare di tutto e i motivi per cui scomparire non mancano. Inutile considerarmi unico e pensare che mio padre abbia abbandonato con tanta freddezza soltanto me. Può darsi che abbia abbandonato anche altri, e con più freddezza ancora.

È così che inizia questo bellissimo romanzo finlandese di Miika Nousiainen. Le voci narranti sono dei due protagonisti: Pekka ed Esko che, tanto vale ve lo dica subito, sono ovviamente fratelli da parte del padre. I capitoli stessi sono una sorta di ping-pong: inizia Pekka e prosegue Esko, e poi Esko e Pekka, Pekka e Esko, e così via fino alla fine.

Pekka è in una fase delicata della sua vita: vittima da sempre di un cronico mal di denti e non avendo mai superato l’abbandono da parte del padre vive a malo modo la separazione con la moglie e la conseguente disputa sull’affidamento dei due figli. Quando scopre che il dentista potrebbe essere suo fratello non resiste, si aggrappa a questa possibilità. Deve sapere!
Ma i due fratelli sono diametralmente opposti e questo contribuirà a dare verve alla storia.

«Ti rendi conto che potremmo essere fratelli? Hai appena scoperto che potresti avere un fratello. Una notizia così non puoi liquidarla allungandomi il conto della devitalizzazione!»
«Il mio compito è occuparmi dei suoi denti.»
L’assistente improvvisamente deve andare in bagno e sguscia fuori dalla stanza.
«Potresti dirmi cosa sai di tuo padre?»
«Senta, io sono un dentista, e ho quasi sessant’anni. Alla mia età non cerco sfumature nella vita. E con sfumature intendo elucubrazioni come questa. Fissi un appuntamento anche con l’igienista per il tartaro e usi questo.»
Mi consegna una confezione di filo interdentale, apre la porta e chiama il prossimo paziente.
«Sinivuori!»
Vado a pagare arrabbiato.

È poi bello e divertente seguire la storia dei due fratelli, il loro incontro, con questo continuo ping-pong: prima con la testa di uno e subito dopo con la testa dell’altro. Ogni loro diatriba, ogni loro confronto. Bello e divertente ho detto, ma… a pensarci bene è soprattutto interessante e istruttivo. A pensarci bene penso che il mondo andrebbe meglio se fosse sempre così, se ci sforzassimo di capire il punto di vista del nostro interlocutore, prima di giudicarlo, prima di condannarlo. Perché è più facile prendere le distanze e indignarsi con dei perfetti sconosciuti. E se provassimo invece a immedesimarci in loro? Se come in questo romanzo fossimo capaci di penetrare la loro psiche: dolori e disagi, desideri e speranze? Se comprendessimo la loro paura? Da sconosciuti diventerebbero conoscenti e sarebbe più difficile fregarsene. Ne sono sicuro. Perché si sa: è molto più facile prendere le distanze da ciò che non si conosce!

E noi, semplici lettori, mano a mano che leggiamo questo romanzo conosceremo e comprenderemo perfettamente i due protagonisti.

Pekka: istintivo, ironico e sbarazzino. Gli piace una cosa la fa! Ha un problema? Cerca di sbarazzarsene subito!

Esko: controllato, serioso e austero: ha un problema? Lo evita e si chiude nel suo mondo: l’odontoiatria. L’unica cosa che conosce perfettamente e che gli garantisce una vita sicura, tranquilla. Non a caso ha elevato il suo lavoro ad una vera e propria filosofia di vita:

Il mio obiettivo è restituire il paziente al mondo con i denti migliori che possa avere. Non c’è cosa più importante. I denti sono lo specchio dell’anima.

Se non fosse che Esko quando va a casa è solo, e la sua dottrina sembra più un modo di tenere a bada i suoi pensieri, le sue paure:

Nella vita ci sono tre grandi domande. Chi sei? Dove vai? Facciamo l’anestesia? So rispondere solo alla terza. È sempre meglio fare l’anestesia. Anche ai sentimenti.

E poi, a proposito di anima, non so voi ma io se devo proprio cercarla in una parte del corpo scelgo gli occhi.
Lasciatevi rapire con questa poesia giapponese:

A Kyoto vivono le due figlie di un mercante di seta.
La più grande ha vent’anni, la più giovane diciotto.
Un soldato può anche uccidere con la spada,
Ma queste ragazze uccidono gli uomini coi loro occhi. (da 101 storie Zen – N°88)

I denti, al limite, sono lo specchio del corpo o della salute, avrei voluto ribattere ad Esko, se solo fossi stato al posto di Pekka.

Si dice poi che il sangue non sia acqua, e quando Esko maturerà il significato di aver trovato un fratello con cui poter semplicemente essere in comunione – parlare o stare in silenzio, vedere un film o cenare, restare fermi o visitare il mondo – la corazza protettiva che si è costruito in così tanti anni si sgretola, e i due fratelli si metteranno in viaggio alla ricerca del padre, alla ricerca delle loro radici.

Concludendo, Alla radice è un romanzo che sorprende e coinvolge, semplice quanto profondo, con una scrittura scorrevole e tragicomica. Un inno alla vita. Nel loro viaggio i due fratelli conosceranno nuovi mondi, diverse culture e altrettanti nuovi valori, e non c’è niente di meglio per ampliare i propri orizzonti, ma il vero miracolo lo compiono quando comprendono che è la comunione (intesa nel senso laico: rapporto di reciproca comprensione, di intima comunicazione fra persone) con gli altri esseri umani l’unica vera scintilla in grado di cambiare per davvero le coscienze, in grado di risvegliare l’amore sopito.

Alla radice

di Miika Nousiainen. Edizione Iperborea, 2019 [2016]. Traduzione di Marcello Ganassini.
Voto: 4/5

Miika Nousiainen (1973), che vive a Helsinki, scrive romanzi acuti, gentili e spesso tragicomici su temi sorprendenti come maratone, il desiderio di essere svedese e l’odontoiatria. Lavora anche come giornalista e scrive per la televisione. Alla radice è il suo primo romanzo tradotto in italiano.

Come colonna sonora di questo splendido romanzo ho scelto un’altrettanto splendida canzone: Senza un perché.

Non c’è niente di meglio che stare in silenzio
e pensare al meglio
a un’estate leggera che qui ancora ancora non c’è
e tutta la vita
gira infinita
senza un perché
e tutto viene dal niente
niente rimane senza di te
e tutta la vita gira infinita
senza un perché
e tutto viene dal niente e niente rimane senza di te
Lei non parla mai
lei non dice mai niente

Senza un perché

di Nada. Uscito, per la prima volta, nel 2004 nell’album Tutto l’amore che mi manca premiato come miglior album indipendente dell’anno. Etichetta di On The Road Music Factor.
Voto: 4/5

Cliccando QUI, potete sentirla.

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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