Leggere di Steve McCurry

Spesso mia moglie quando mi vede chino sulla tastiera a scrivere me lo domanda. Poi in certi lucidi momenti io stesso me lo chiedo: perché ho questa urgenza di raccontare? Questo bisogno di scavare, trattenere e condividere istanti di felicità?
A proposito di domande e risposte, sentite questa:

Uno dei miei professori all’università che insegnava filosofia mi chiedeva in continuazione di fargli delle domande. In quei giorni ero così appagato, ero così soddisfatto, che non avevo più interrogativi, non era rimasto nulla da ricercare, per cui gli rispondevo:
«Ho solo risposte, non ho più nessuna domanda!»
A sua volta rideva e mi diceva: «Sei pazzo! Come puoi avere risposte se non ci sono domande?»
Io insistevo: «Finché hai domande, non avrai mai risposte. Solo quando le tue domande scompariranno, troverai La risposta».

Era il 1953 e lo studente era Bhagwan Shree Rajneesh (meglio conosciuto come Osho). È lo stesso Osho che racconta l’aneddoto in La Bibbia di Rajneesh, affermando di aver raggiunto l’illuminazione (la liberazione dal saṃsāra: il ciclo delle rinascite, o nirvāṇa) a ventun anni, e proprio mentre frequentava l’università.

Ora, io non lo so come sono andate davvero le cose, ho letto alcuni suoi libri e devo dire che li ho trovati molto interessanti. Osho è stato sicuramente un grande maestro spirituale e un ottimo comunicatore, ma da questo a dire: che ha vissuto davvero l’esperienza mistica dell’illuminazione, si è dissolto nell’universo, ha vissuto decine e decine di reincarnazioni, se le ricorda tutte e ha perfino potuto scegliere essendo morto consapevole in quale corpo incarnarsi, ce ne vuole!

Diciamo che è stato un grande mistico e finiamola qui.
Diciamo ancora, che io a differenza di Osho mi faccio tante domande ma mi tornano indietro pochissime risposte.
Diciamo infine, che se l’obiettivo finale è La risposta intesa come illuminazione, per ora e mi sa per sempre non è pervenuta.

Se qualcuno mi vuol dare un piccolo aiuto è ben accetto!

Protagonisti assoluti di questo blog sono i libri. Chi ha già letto altri miei articoli sa che quando li recensisco ci abbino quasi sempre – deve essere attinente ai libri e non sempre trovo qualcosa che mi soddisfi – una colonna sonora.
A volte è la canzone stessa che la fa da padrona, e tutto il resto – l’articolo e la mia storia – ci gira attorno. Ho detto la mia storia perché fondamentalmente quando scrivo va sempre finire che parlo di me, che mi racconto. Capita la stessa cosa anche quando leggo: in ogni libro cerco conferme, ricerco me stesso.

Protagoniste assolute di questo blog sono poi le fotografie. In ogni articolo ce n’è una. Vivono di luce propria, della poesia contenuta nell’immagine, ma pur essendo state scattate da mia moglie per altri scopi non sono lì per caso, e finiscono sopra al titolo dopo un’accurata ricerca. Ne dobbiamo scegliere una, una soltanto, che rappresenterà l’articolo. Non è mai facile arrivare ad una sintesi, per me e Luisa. A volte siamo in difficoltà, non troviamo nessuna foto che ci convince. Ci viene il dubbio che sarebbe meglio confezionarla apposta. È un po’ come con il vestito del proprio matrimonio, mica può essere casuale. Ma finisce che troviamo sempre quella giusta, ed è meglio così, è una scelta più spontanea, meno costruita.

Fotografia dunque, fondamentale per la buona riuscita di questo blog quanto la parola.
Fotografia che sarà l’argomento principale di questo articolo. Potrei dire finalmente! (e infatti l’ho appena detto), dal momento che a pensarci bene in 80 articoli che ho scritto non l’ho quasi mai nominata.
Per rimediare vi parlerò di un mostro sacro della fotografia mondiale, di una sua bellissima mostra:

“Leggere” di Steve McCurry

La trovate in centro a Modena fino al 6 gennaio 2020, alla sala Mostre delle Gallerie Estensi.
Il suo ritratto più famoso per intenderci, è la Ragazza afgana (giugno 1985). L’immagine di quel volto, di quegli occhi che bucano letteralmente l’obbiettivo, diventò da subito un simbolo dei conflitti afgani degli anni ottanta. È stata nominata come “la fotografia più riconosciuta” nella storia della rivista National Geographic. Ho letto su Wikipedia che l’identità della ragazza afgana è rimasta sconosciuta fino al 2002. Fu lo stesso fotografo insieme ed un team del National Geographic a ritrovare Sharbat Gula, la ragazza afgana diventata donna.
Ecco le parole del grande fotografo sul loro incontro:

«La nostra conversazione fu breve e piuttosto formale. Si ricordava ancora di me, perché quella era stata l’unica volta in tutta la sua vita in cui qualcuno l’aveva fotografata, e perché forse ero l’unico straniero con cui fosse entrata in contatto. Quando vide la foto per la prima volta, provò un certo imbarazzo a causa dello scialle bucato. Mi disse che le si era bruciato mentre stava cucinando. Le spiegai, pensando di compiacerla, che la sua immagine aveva commosso moltissime persone, ma non sono sicuro che la fotografia o il potere della sua immagine significassero davvero qualcosa per lei, o che fosse in grado di capirli fino in fondo. Riviste, giornali, televisione non appartenevano al suo mondo. I suoi genitori erano stati uccisi e lei aveva vissuto una vita da reclusa; non aveva contatti con altre persone al di fuori del marito e dei figli, dei parenti acquisiti e di qualche amico di famiglia. Le sue reazioni mi sembrarono un misto di indifferenza e di imbarazzo, con un pizzico di curiosità e di sconcerto»

Veniamo alla mostra. Sono 65 foto che ritraggono persone assorte nell’atto intimo di leggere. A rendere ancora più emozionante la mostra fotografica, curata da Biba Giacchetti, ci sono le bellissime frasi letterarie scelte da Roberto Cotroneo.

 

Leggo, per quanto è possibile, soltanto ciò di cui ho fame, nel momento in cui ne ho fame. E allora non leggo: mi nutro.

Simone Weil

 

 

I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito.

Marguerite Yourcenar

 

 

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria.
Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito.

Umberto Eco

E l’impatto emotivo è ancora più forte. Perché queste frasi, queste parole spiegano perfettamente la magia intrinseca del leggere, il sentimento che proviamo quando siamo assorti, conquistati da un buon libro.
Ma non succede la stessa cosa con le immagini?
Ogni fotografia è un mondo inatteso: luoghi, popoli e culture che per un istante diventano tuoi, se si è capaci di lasciarsi andare, di accoglierli.
La stessa poesia.

Se non vi ho convinto guardate insieme a me questa foto, questo volto e questi occhi. È l’immagine della ragazza afgana.
Certo, c’era anche lei nella mostra.

 

Due occhi magnetici che ti commuovono, ti intrappolano. C’è tutto un mondo in questa fotografia. E quando scopri chi è per davvero e cosa le è successo – dopo l’uccisione dei genitori fu costretta a scalare le montagne pur di fuggire dall’Afghanistan e arrivare in un campo profughi in Pakistan – non è che una conferma, perché la sua storia è già tutta lì: in quegli occhi!

Concludo l’articolo con una frase di McCurry stesso, che lo identifica perfettamente:

Se sai aspettare le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto

Steve McCurry

 

 

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Sono nato a Modena 53 anni fa, e abito a Formigine. Amo la mia famiglia; i miei due splendidi figli Francesco ed Eleonora; mia moglie Luisa. Le immagini del blog sono principalmente sue. Ho deciso di aprire questo blog per raccontare le mie passioni: libri, film, musica... Lo faccio principalmente per me stesso. Perché mentre mi racconto, verbalmente o per iscritto non cambia molto, mi torno ad emozionare. Come la prima volta. Spero che, nei miei articoli, questo sentimento si percepisca, che arrivi all'eventuale lettore. Dimenticavo due cose. Entrambe rilevanti. La prima: nella vita, chi mi conosce lo sa, da 31 anni faccio "piastrelle". Ogni anno una nuova sfida. Ma vivo la mia professione con passione. L'unico modo a mio parere, per non "impazzire". La seconda: ho un'altra grande passione. Sono tifoso del Modena Football Club 1912... Sì lo so, è una bella "sfiga"! Ma sono nato a Modena, amo la Ghirlandina e il vero amore mica puoi sceglierlo... P.S. Ho messo il nome della mia squadra del cuore per intero, perché oramai, del Modena calcio rimane solo la storia.

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