Prima persona singolare di Murakami Haruki

E poi, ancora una volta Murakami mi ha rapito.
In tutti i suoi libri ho trovato quelqualchecosa che mi fa dire OK, ne è valsa la pena, ma ovviamente non tutti i suoi libri m’incantano. Non allo stesso modo.
Non succedeva da L’assassino del commendatore.
La prima volta accadde con L’uomo che girava le viti del mondo, e fu amore a prima vista.
Poi, Norwegian Wood,
A sud del confine a ovest del sole,
Kafka sulla spiaggia,
1Q84,
Uomini senza donne,
L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio.
E ora quest’ultimo: Prima persona singolare.

Nove capolavori (li ho contati), magici e infiniti.
Chiamatemi pazzo, ma se devo essere sintetico sono questi i due aggettivi che più di tutti descrivono un racconto di Murakami: magico e infinito.
Perché nella storia ci finisci dentro anche tu, semplice lettore, risucchiato.
Perché anche quando finisce, un suo racconto non è mai del tutto finito.
È questo che succede con i libri di Murakami.
È un po’ quello che si prova in un sogno, nei ricordi d’infanzia. E non chiedetemi di più, ci ho pensato e ripensato, ma non trovo le parole. È un arcano irrisolvibile.

Veniamo a Prima persona singolare.

È un Murakami inedito. Otto racconti autobiografici, in cui l’autore sceglie, per la prima volta, di esprimersi con la «prima persona singolare». Otto diversi modi di dire «io».
I racconti?
I racconti dovete leggerli. Una mia trama sarebbe un sacrilegio, molto meglio finire qui l’articolo. Se non fosse che ho una voglia di trattenerli e condividerli con tutti voi che sanguina. Se non fosse che sono tenero come il burro.
Ed è così che ripiego sul solito compromesso.
Uno. Un solo racconto. Lo giuro.
E ve lo racconterò con le parole di Murakami, della storia stessa. Il male minore. Il mio lavoro sarà quello di sintetizzarla, usando meno parole (le sue) possibili, senza snaturarla troppo. Ma è ovviamente una scommessa persa. Il racconto integro è molto, molto di più.

With the Beatles

Quel che trovo strano, avanzando negli anni, non è tanto il fatto che sia invecchiato io; che abbia raggiunto l’età che ho senza neanche rendermene conto, io che fino a ieri ero un ragazzo. A sorprendermi è piuttosto constatare come i miei coetanei – soprattutto tante belle ragazze piene di vita che vedevo intorno a me quando erano giovani – siano ormai in età da avere due o tre nipotini. Ogni volta che ci penso provo un senso di indefinibile meraviglia, ma a volte anche di tristezza. Benché non mi rattristi affatto il pensiero di essere io, anche io, anziano.
Se veder invecchiare quelle che un tempo erano delle adolescenti mi deprime, forse è perché mi obbliga ad ammettere che i miei sogni di ragazzo si sono spenti. E quando i sogni muoiono, in un certo senso per una persona è ancora più triste che non morire realmente. A volte mi sembra veramente ingiusto.
Ricordo bene una ragazza, una donna, al tempo in cui era molto giovane. Però non conosco il suo nome. E nemmeno ho idea di dove sia e di cosa faccia adesso, ovviamente. Tutto quello che posso dire di lei è che frequentava il mio stesso liceo, aveva la mia età e doveva essere una grande fan dei Beatles.

Lei era bellissima. Perlomeno, a me parve stupenda. Non molto alta, capelli lunghi, gambe snelle, e un profumo buonissimo (no, questa sarà stata una mia impressione, è probabile che non avesse nessun odore. Comunque è quello che pensai. Quando le passai di fianco, credetti di sentire un profumo delizioso). Rimasi incantato. Da quella ragazza di cui non so il nome, che si stringeva in petto il disco With the Beatles.
Il cuore prese a battermi forte, per qualche secondo non riuscii a respirare e ogni rumore si fece molto lontano, avevo l’impressione di stare sul fondo di una piscina. Nelle orecchie sentivo solo un vago tintinnio di campanelle, come se qualcuno volesse comunicarmi una notizia grave e urgente. Ma durò un tempo brevissimo, forse dieci o quindici secondi. Era successo all’improvviso, e quando mi ripresi tutto era già passato. Il messaggio urgente era scomparso nei meandri di un labirinto, come il filo di un sogno. La maggior parte degli eventi importanti, nella vita, sono così.
Il corridoio un po’ buio del liceo, una ragazza bellissima, l’orlo svolazzante della sua gonna, e l’album With the Beatles.
Fu l’unica volta che la vidi. Negli anni che trascorsero fino al diploma non la incontrai più. A pensarci ora, è abbastanza strano.

Da quel giorno ho conosciuto e avuto relazioni con diverse donne. E ogni volta che iniziavo una nuova storia, era come se inconsciamente cercassi di ritrovare quell’emozione… di resuscitare il momento magico vissuto nell’autunno del 1964 nel corridoio del mio liceo. Le palpitazioni silenziose del cuore che batte forte, la difficoltà a respirare, il tintinnio di campanelle in fondo alle orecchie.

Quando riuscivo a ritrovare quella sensazione nella vita reale, rivivevo quietamente il ricordo di quella provata un tempo. In questo modo la memoria diventava uno dei miei strumenti emotivi più preziosi, addirittura un mezzo per sopravvivere. Come un tiepido gattino che dorma nascosto nella grande tasca di un cappotto.

Non ho mai più rivisto nemmeno quella bellissima ragazza con Lp With the Beatles. A volte mi chiedo se stia camminando in quel triste corridoio del liceo del 1964, l’orlo della gonna svolazzante. Ha ancora sedici anni, tiene ancora stretto al petto quel disco dalla splendida copertina – la copertina con le foto in penombra di John, Paul, George e Ringo – come se per lei fosse la cosa più preziosa al mondo?

Prima persona singolare

di Murakami Haruki. Edizioni Einaudi 2021 [2020]. Traduzione di Antonella Pastore.
Voto: 5/5

Nel caso voleste approfondire, 3 anni fa ho scritto il mio primo articolo su Murakami: Classici o contemporanei?

QUI, lo potete leggere.

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Sono nato a Modena nel 1964 e vivo in un paese che è parte dell’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico. Da 35 anni faccio piastrelle. Crescere, crescere, crescere: non esistono altri obbiettivi. Mi occupo di ricerca. Ogni anno è una sfida. Sposato con due figli, da quattro anni scrivo su questo blog. Ma fin dal primo articolo ho capito che recensire un libro, un film o una canzone non è che un pretesto per parlare di me. Il vero scopo è raccontarmi: pensieri, passioni, desideri. Ricordi. Il vero scopo è fermare il tempo. Trattenere il più possibile istanti di felicità.

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